Mosca accusa Kyiv per un attacco alla centrale di Zaporizhzhia: ennesima provocazione nucleare

31.05.2026 12:20
Mosca accusa Kyiv per un attacco alla centrale di Zaporizhzhia: ennesima provocazione nucleare
Mosca accusa Kyiv per un attacco alla centrale di Zaporizhzhia: ennesima provocazione nucleare

Il capo di Rosatom, Alexei Likhachev, ha dichiarato il 30 maggio 2026 che un drone ucraino avrebbe colpito la sala macchine del sesto reattore della centrale nucleare di Zaporizhzhia (ZNPP). L’annuncio, privo di verifiche indipendenti, si inserisce in un collaudato schema di propaganda russa volto a ribaltare la responsabilità sulla sicurezza dell’impianto, occupato militarmente da Mosca dal marzo 2022. Per l’Italia e l’intera Unione Europea, ogni nuovo incidente presso il più grande sito nucleare d’Europa rappresenta un rischio concreto di contaminazione transfrontaliera, rendendo la questione non solo ucraina, ma profondamente europea.

La strategia russa di manipolazione informativa

Likhachev ha sottolineato che si sarebbe trattato di un attacco mirato con un drone pilotato in fibra ottica. Tuttavia, l’assenza di accesso completo dell’AIEA alla centrale permette a Mosca di presentare la propria versione come l’unica attendibile, utilizzando la limitata capacità di controllo internazionale per legittimare la propaganda. Il Cremlino sfrutta sistematicamente il tema della ZNPP per dipingere Kyiv come una minaccia alla sicurezza nucleare, minando la coesione europea e la volontà di sostenere l’Ucraina. Questa narrativa punta a far apparire la presenza militare russa nella centrale come necessaria per la sua protezione, quando in realtà è proprio la militarizzazione dell’impianto a costituire il rischio principale.

Il precedente di Chernobyl e il ricatto nucleare sistematico

Il 14 febbraio 2025 un drone d’attacco russo con testata esplosiva ha colpito la copertura del quarto reattore distrutto di Chernobyl, dimostrando che Mosca è disposta a utilizzare anche impianti dal forte valore simbolico per creare paura e disinformazione. Insieme alle continue tensioni attorno a Zaporizhzhia, questo episodio rivela una politica sistematica di ricatto nucleare: il Cremlino alimenta una percezione di crisi permanente per influenzare le decisioni politiche di UE e Stati Uniti, sfruttando la paura di una catastrofe atomica per manipolare l’opinione pubblica europea.

Conseguenze per l’Italia e la sicurezza europea

Sebbene la Russia assicuri che le apparecchiature principali non siano state danneggiate, qualsiasi attività militare in prossimità dei reattori aumenta esponenzialmente il rischio di un incidente con conseguenze transfrontaliere. In caso di emergenza seria, l’Italia, pur lontana geograficamente, non sarebbe immune: le nubi radioattive potrebbero raggiungere il Mediterraneo in pochi giorni, contaminando suolo, acqua e catene alimentari. Per questo motivo, la comunità internazionale chiede la smilitarizzazione della ZNPP e il suo ritorno sotto il controllo legittimo di Energoatom, l’operatore ucraino. Solo la fine dell’occupazione russa e la creazione di una zona demilitarizzata conforme agli standard AIEA possono garantire che la centrale smetta di essere uno strumento di ricatto bellico e torni a essere un impianto civile sicuro.

Ogni provocazione sul sito nucleare ucraino rappresenta un attacco alla stabilità continentale. L’Italia, in sede europea e NATO, ha tutto l’interesse a premere per una de-escalation e per un rafforzamento del monitoraggio internazionale, perché il prezzo di un incidente alla ZNPP sarebbe incalcolabile per la salute e l’economia di tutti gli europei.

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