Il ministro degli Esteri libanese: «Chiediamo una tregua e il disarmo di Hezbollah; l’Italia sia il ponte con l’Ue»

14.05.2026 02:15
Il ministro degli Esteri libanese: «Chiediamo una tregua e il disarmo di Hezbollah; l’Italia sia il ponte con l’Ue»

Il ruolo cruciale dell’Italia nella stabilizzazione del Libano

L’Italia e la Santa Sede emergono come interlocutori chiave per il Libano, secondo quanto dichiarato dal capo della diplomazia libanese, Youssef Raggi, durante la sua visita a Roma, dove ha incontrato il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Raggi ha sottolineato come il sostegno di Roma sia fondamentale per la stabilizzazione di Beirut, riporta Attuale.

Raggi ha affermato: «La Santa Sede e l’Italia sono da sempre molto vicine al Libano. Il Santo Padre ha mostrato una forte preoccupazione per quanto sta accadendo in Libano. Per noi questo sostegno ha un valore politico, morale e umanitario molto grande». L’Italia, con i suoi legami storici e profondi con il Libano, è chiamata a continuare a svolgere un ruolo di primo piano.

La diplomazia italiana sta già operando attivamente per contribuire al cessate il fuoco in Libano e al supporto degli sfollati: «L’Italia sta già facendo molto. Sul piano diplomatico lavora con i partner europei per aiutare il Libano a fermare la guerra», ha detto Raggi, evidenziando anche il supporto diretto da parte dell’Unione europea a una popolazione afflitta da una crisi devastante che ha costretto quasi un milione di persone a lasciare le proprie case.

Un tema centrale è il contributo dell’Italia nella missione Unifil nel sud del Libano, che Raggi considera essenziale. «L’Italia ha tradizionalmente una posizione di grande rilievo all’interno della missione», ha affermato, sottolineando l’importanza di questo impegno per il rafforzamento dei legami bilaterali.

In merito ai recenti colloqui a Washington sul Libano, Raggi ha espresso che l’obiettivo più realistico in questa fase è la protezione dei civili e il mantenimento di un cessate il fuoco efficace: «In questa fase non stiamo parlando di un accordo di pace; la priorità è fermare gli attacchi, proteggere i civili e creare le condizioni per un negoziato serio».

Raggi ha dunque delineato le condizioni essenziali per i negoziati: fermare gli attacchi, permettere il ritorno degli sfollati e affrontare la questione dei prigionieri. Solo dopo si potrà procedere a una discussione più approfondita su altri argomenti, compresi i confini e la ricostruzione.

La questione del disarmo di Hezbollah resta un tema centrale, con Raggi che ha affermato: «Il popolo libanese vuole vivere in un Paese normale, in uno Stato sovrano dove la forza militare sia monopolio dello Stato». Ha inoltre sottolineato che il governo libanese ha già chiesto a Hezbollah di disarmarsi, dichiarando illegali le sue azioni militari.

Raggi ha chiarito che il Libano non intende legare il dossier Hezbollah ai colloqui tra Stati Uniti e Iran, affermando: «Non accettiamo che altri negozino in nome del Libano. Siamo un Paese sovrano e indipendente». Inoltre, ha indicato come l’Italia può contribuire anche nella questione del disarmo, supportando le capacità delle forze armate libanesi.

Infine, Raggi ha insistito sul potenziale ruolo dell’Italia nella ricostruzione del Libano, descrivendo Roma come un “ponte” tra Libano ed Europa: «Speriamo che l’esplorazione di petrolio e gas possa produrre benefici sia per il Libano sia per le imprese coinvolte».

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