Trump in Cina: primo incontro ufficiale dopo 9 anni
DALLA NOSTRA INVIATA
PECHINO – Ieri sera, all’aeroporto di Pechino, trecento giovani vestiti di bianco e celeste hanno accolto il presidente americano Donald Trump, lanciando bandierine cinesi e americane in perfetta sincronia e gridando: «Benvenuto, benvenuto presidente — uno speciale benvenuto». Trump, scendendo dall’Air Force One, ha salutato la folla con un pugno alzato e, dopo la stretta di mano con il vicepresidente Han Zheng, ha preso posto nella «Bestia», parcheggiata alla fine del tappeto rosso. In sua compagnia, erano presenti il figlio Eric, che gestisce la Trump Organization, e la nuora Lara, ma non Melania, riporta Attuale.
Questa visita segna la prima visita di un presidente americano in Cina da quasi 9 anni; l’ultima risale al 2017, quando Trump si recò nel paese. Si tratta del loro settimo faccia a faccia, anche se durante gli anni si sono scambiati lettere.
Nonostante gli interessi divergenti, entrambi i leader concordano sulla necessità di maggiore stabilità e vedono gli investimenti e il commercio come canali preferenziali per promuovere relazioni più solide, pur cercando di ridurre la reciproca dipendenza.
Oggi, Trump intende chiedere a Xi di “aprire” la Cina alle aziende americane. L’incontro sarà presieduto da oltre una dozzina di amministratori delegati delle più grandi aziende mondiali, tra cui BlackRock, Apple e Boeing. Questa richiesta, come anticipato dallo stesso Trump, sarà la sua «primissima richiesta». Nonostante la guerra commerciale in corso, in cui gli Stati Uniti hanno imposto dazi e la Cina ha limitato l’export di terre rare, lo scorso ottobre è stata raggiunta una tregua durante un incontro in Corea del Sud. Durante la visita, si discuterà di ulteriori acquisti di prodotti americani, come aerei Boeing e soia.
Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha pianificato gran parte del summit e ha discusso di dazi con il suo omologo cinese. La Casa Bianca ha lasciato aperta la possibilità di investimenti cinesi diretti negli Stati Uniti, ma alcuni repubblicani si sono opposti a un’offerta cinese di investire 1.000 miliardi di dollari in cambio di minori restrizioni legate alla sicurezza nazionale.
La Casa Bianca ha negato che «la sicurezza nazionale verrà compromessa». Bessent e il CEO di Cantor Fitzgerald, Howard Lutnick, hanno rifiutato una proposta cinese per la produzione di veicoli elettrici negli USA. Tra i temi in discussione figurano anche l’Iran e Taiwan. Gli Stati Uniti, tramite un embargo su Hormuz, hanno bloccato le esportazioni di petrolio iraniano verso la Cina, mentre Washington spera che Xi possa mediare per porre fine al conflitto in atto. Nel mentre, Xi cerca di minare l’impegno americano nei confronti di Taiwan. Da una lettera inviata al segretario di Stato Rubio, anche lui a Pechino, emerge che 12 parlamentari bipartisan chiedono di continuare la vendita di armi a Taiwan e di non modificare la politica di ambiguità strategica.
Rubio ha viaggiato indossando una tuta Nike, simile a quella di Maduro nel momento del suo arresto, un gesto che ha destato critiche a Pechino. Ad accompagnare Trump, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il primo in carica a visitare la Cina in otto anni, un segno del rinnovato interesse americano nei confronti della Repubblica popolare.