Il declino dell’Occidente e l’ascesa della Cina: il punto di vista di Xi Jinping
Xi Jinping è sempre più convinto che l’Occidente è in declino e la Cina è in ascesa. Questo pensiero, avviato anni fa per galvanizzare il Partito comunista, non è solo uno slogan, ma una descrizione della sua percezione geopolitica, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti, attuale potenza imperiale. Nonostante il leader cinese non nomini specificamente l’Europa, è chiaro che il nostro continente, frammentato e privo di ambizioni neoimperialiste, non è al centro della sua analisi, riporta Attuale.
Xi ha espresso le sue opinioni sul declino occidentale, puntando apparentemente il dito sugli Stati Uniti. La situazione è complicata; mentre i leader europei analizzano ogni mossa della Cina, le dinamiche interne del governo cinese rimangono in gran parte sconosciute a noi. La retorica come «la Cina vuole» o «i cinesi pensano» domina nei dibattiti, ma questo non riflette la complessità del sistema politico cinese. In questo contesto, molti esperti e politici, negli USA e in Europa, continuano a sperare che la Cina possa mediare in conflitti globali, dall’Ucraina all’Iran, ben consapevoli che fino ad ora Xi non ha mostrato interesse a risolvere tali crisi.
Un aspetto critico è che i leader europei e anche figure del calibro di Donald Trump difficilmente comprendono davvero “cosa vuole” e “come pensa” la Cina. La rivista francese di geopolitica, le Grand Continent, sottolinea questo divario conoscitivo nel suo ultimo numero, presentando un curioso test: “Il test dei tre cinesi”, dove si chiede ai lettori di identificare tre figure cinesi influenti. Le risposte rivelano quanto poco sia noto della Cina, evidenziando che anche coloro che si ritengono informati possono ignorare le reali dinamiche del governo cinese.
È evidente che la stampa internazionale potrebbe non raccontare sufficientemente la Cina, lasciando scoperti gli obiettivi nascosti dietro le dichiarazioni ufficiali. Anche se è comune criticare i media per la loro superficialità, è importante considerare che il sistema cinese è concepito per mantenere il mondo esterno all’oscuro delle sue vere intenzioni. Celebre è la massima di Deng Xiaoping, “tao guang yang hui”, che suggeriva di “celare la forza e guadagnare tempo”, una strategia per crescere senza suscitare sospetti.
La comunicazione degli alti funzionari del Partito è vincolata: non possono discutere, senza autorizzazione, delle questioni politiche o sociali con stranieri. Questo è ribadito nel codice etico del Partito, che vieta di discutere indiscretamente le politiche centrali, influenzando indirettamente la trasparenza e la comprensione internazionale. Negli ultimi anni, l’ingresso della stampa straniera in Cina è diventato sempre più problematico, con numerosi giornali americani costretti a ridurre il personale e a fronteggiare espulsioni, come nel caso del New York Times, che ha visto la sua corrispondente cacciata dopo aver intervistato il presidente di Taiwan.