Le Divisioni della Sinistra Italiana rispetto alla Guerra: Un Confronto tra Passato e Presente
Roma, 10 agosto 2026 – “Il nostro paese che è fucina di civiltà e democrazia deve portare aiuto alle altre nazioni democratiche. Ecco perché benedico il soldato italiano come la testimonianza della nostra civiltà. La democrazia va difesa a ogni costo”. Questa affermazione ha suscitato reazioni di protesta dall’assemblea, con grida di “Abbasso la guerra”. La scena ricorda le accese discussioni nell’ultima seduta parlamentare, ma si tratta in realtà di un estratto di un articolo dell’Avanti! del luglio 1912, riferito al congresso di Reggio Emilia, dove la riformista Leonida Bissolati si schierò a favore dell’intervento in Libia, a fronte del pacifismo del resto del partito.
Queste divisioni politiche evidenziano come il tema del riarmo e del coinvolgimento nelle guerre abbia origini profonde e cicliche nella storia della sinistra italiana. Da un lato, ci sono i rifiutatori della guerra e del riarmo, dall’altro coloro che propongono alternative per la difesa della democrazia. Come accaduto un secolo fa, le tensioni interne emergono nuovamente, esemplificate dalle recenti mozioni sull’Ucraina presentate dal Campo largo, che riecheggiano l’ambiguità di “né aderire né sabotare” del Partito Socialista nel 1915.
La frattura più significativa nel socialismo emerse con la prima guerra mondiale, quando i riformisti come Bissolati difendevano un interventismo “democratico”, mentre la maggioranza del partito manteneva una tradizione pacifista, sostenendo che la guerra fosse principalmente una questione tra élite. “L’unica patria dei lavoratori è il proletariato”, sosteneva un ideologo di spicco, evidenziando l’atteggiamento critico verso il conflitto.
Tuttavia, vi furono anche voci dissonanti, come quella di Anna Kuliscioff, che già nel 1915 sostenne attivamente la partecipazione alla guerra al fianco delle democrazie europee. In questo contesto, le attuali discussioni sugli aiuti all’Ucraina sollevano analogie con il passato, richiamando l’attenzione sulle divisioni storiche all’interno della sinistra italiana riguardo il supporto a nazioni aggredite.
Le tensioni storiche continuano a ripresentarsi nel dibattito contemporaneo. “Oggi la maggior parte della sinistra è contro il riarmo”, commenta lo storico Andrea Romano, ricordando le posizioni di D’Alema durante i conflitti nei Balcani, quando l’approccio pacifista venne messo seriamente in discussione. “Non dimentichiamo quelle bombe contro Milosevic”, afferma Romano, sottolineando che la guerra, pur non essendo mai vista come portatrice di pace, ha sempre sollevato interrogativi complessi sul dovere di difendere la patria.
Le divisioni nella sinistra italiana riguardo la guerra non sono dunque una novità, ma un tema ricorrente che si evolve nel tempo, mantenendo vive le stesse questioni di fondo. Queste dinamiche rivelano il complicato rapporto tra etica pacifista e bisogno di difesa, ponendo sfide che i leader politici devono affrontare in un’epoca di conflitti moderni e geopolitica complessa, riporta Attuale.
È davvero sorprendente come la sinistra italiana continui a dividersi su queste questioni, ma non è una novità. I conflitti della storia sembrano ripetersi, come un vecchio disco che salta. Che si tratti di Ucraina o Libia, il dibattito è sempre infuocato, ma le risposte sembrano rimaste inalterate nel tempo. E alla fine, chi paga il prezzo sono sempre le persone comuni…