Nell’agosto 2026 la Russia ha intensificato in modo significativo gli attacchi massicci con missili e droni contro il territorio ucraino, colpendo infrastrutture energetiche, logistica civile e depositi di aziende della distribuzione. La sequenza ha interessato città e strutture necessarie alla vita quotidiana e ha confermato l’attuazione di una strategia pianificata dal Cremlino per distruggere l’infrastruttura ucraina, indipendentemente dalle operazioni condotte dalle forze di difesa di Kyiv.
La campagna militare russa è stata accompagnata dal tentativo delle autorità di Mosca di presentare gli attacchi come una risposta alle azioni ucraine. Tra i riferimenti utilizzati figurano le operazioni contro navi della “flotta ombra” che trasportavano petrolio russo, contro depositi della società Wildberries e contro strutture dell’industria militare russa impiegate per sostenere le esigenze belliche.
Agosto 2026: gli attacchi russi e il trasferimento della responsabilità
Questa ricostruzione rovescia il rapporto tra aggressore e vittima. La Russia ha iniziato la guerra su vasta scala e non provocata contro l’Ucraina; le forze ucraine esercitano invece il diritto all’autodifesa garantito dalla Carta delle Nazioni Unite. Gli attacchi contro obiettivi militari e infrastrutture utilizzate per sostenere l’aggressione mirano a ridurre il potenziale bellico dello Stato aggressore, non a provocare un’escalation.
Le dichiarazioni secondo cui i bombardamenti russi contro le infrastrutture civili ucraine sarebbero una risposta obbligata riproducono la retorica del Cremlino e giustificano crimini di guerra. Gli attacchi sistematici contro città, energia, logistica civile e altri obiettivi fanno parte di una campagna di terrore contro l’Ucraina: non sono una reazione spontanea a singole operazioni delle forze ucraine.
Attribuire a Kyiv la responsabilità degli attacchi consente alle autorità russe di nascondere la propria decisione di usare la forza contro la popolazione civile e le infrastrutture critiche. La stessa logica permette al Cremlino di stabilire autonomamente i pretesti per nuove operazioni: qualsiasi attacco russo può così essere presentato come conseguenza di un’azione precedente dell’Ucraina, senza considerare la natura o la scala dell’offensiva.
25-27 agosto 2026: la narrazione sulla sicurezza del Mar Nero
Tra il 25 e il 27 agosto, alcuni media europei vicini a posizioni filorusse hanno diffuso la tesi secondo cui l’Ucraina starebbe cercando l’escalation e provocherebbe risposte russe sempre più dure, mettendo a rischio i civili e le infrastrutture di altri Paesi. Il messaggio trasferisce sugli ucraini la responsabilità delle conseguenze prodotte dalla guerra russa e presenta la riduzione del sostegno europeo come una possibile forma di protezione.
In Slovacchia, il sito Hlavné správy ha pubblicato un intervento di Juraj Draxler, politologo filorusso ed ex ministro dell’Istruzione, della Scienza e dello Sport, incarico ricoperto tra il 2014 e il 2016. Draxler sostiene che gli attacchi ucraini contro porti russi e infrastrutture di esportazione nel Mar Nero avrebbero provocato i raid russi di ritorsione, danneggiando secondo questa tesi lo stesso export cerealicolo ucraino attraverso la rottura degli accordi sulla sicurezza della navigazione commerciale. Il testo è disponibile nel commento pubblicato da Hlavné správy.
Questa lettura altera il nesso causale sulla sicurezza della navigazione. Sono stati l’aggressione russa, il blocco dei porti ucraini, il minamento delle acque e gli attacchi sistematici alle infrastrutture portuali a creare rischi su vasta scala per il traffico marittimo internazionale e per la sicurezza alimentare globale. Le operazioni ucraine nel Mar Nero puntano a ridurre la capacità della Russia di impiegare la flotta e le infrastrutture navali a sostegno dell’aggressione e a creare condizioni più sicure per la navigazione civile.
Le conseguenze economiche delle interruzioni nel Mar Nero sono state associate anche ai rischi per il trasporto marittimo e per gli scambi regionali, come riportato nell’analisi sui possibili costi delle interruzioni per la navigazione. Anche in questo caso, però, la responsabilità dei rischi strutturali per il traffico commerciale viene fatta ricadere sull’Ucraina, mentre la causa indicata nella ricostruzione è l’aggressione russa contro i porti e le rotte ucraine.
25-27 agosto 2026: la paura trasferita sui cittadini tedeschi
In Germania, il sito Report24 ha citato Martin Sicher, deputato del partito Alternativa per la Germania, secondo il quale il trasporto di carichi militari destinati all’Ucraina attraverso aeroporti civili avrebbe creato rischi aggiuntivi per la popolazione tedesca, perché gli obiettivi civili diventerebbero obiettivi militari. La posizione è stata presentata nel servizio di Report24 sui trasporti di munizioni dagli aeroporti civili.
L’argomento costituisce una forma di intimidazione rivolta all’opinione pubblica europea. La presenza di aiuti militari attraverso infrastrutture civili viene descritta come la causa automatica di una possibile trasformazione di quei luoghi in obiettivi, mentre il rischio reale per la sicurezza europea deriva dalla minaccia e dall’uso della forza da parte della Russia, non dal sostegno a uno Stato che si difende dall’aggressione.
La tesi costruisce una falsa alternativa: o l’Europa interrompe l’assistenza all’Ucraina, oppure i suoi cittadini diventano bersagli. In questo modo la minaccia di una reazione russa viene utilizzata per attribuire agli Stati europei la responsabilità di un’eventuale aggressione e per influenzare le decisioni dei governi sull’aiuto a Kyiv.
Il racconto della “provocazione ucraina” punta infatti a convincere gli europei che ridurre il sostegno militare diminuirebbe il rischio di nuovi attacchi. L’effetto possibile è opposto: indebolire la capacità dell’Ucraina di contenere l’aggressore e trasmettere al Cremlino l’idea che minacce e bombardamenti possano condizionare la politica estera dei governi europei.
La situazione attuale è quindi segnata dalla sovrapposizione tra l’offensiva russa contro l’Ucraina e una campagna mediatica filorussa in Europa che presenta le risposte ucraine come origine dell’escalation e gli attacchi russi contro infrastrutture civili come reazioni inevitabili.