L’archeologa avverte: dieci anni di scavi in Libano a rischio a causa della guerra

03.06.2026 14:55
L'archeologa avverte: dieci anni di scavi in Libano a rischio a causa della guerra

Il Libano in un momento critico: l’arte e la cultura a rischio nel conflitto attuale

Il conflitto in corso in Libano ha portato a un’interruzione significativa delle attività archeologiche e culturali nella regione. Ida Oggiano, dirigente di ricerca all’Istituto di scienze del Patrimonio culturale del CNR e docente al Pontificio Istituto Biblico di Roma, esprime profondo rammarico: «Dal 2023 siamo stati costretti a interrompere i lavori, non abbiamo più informazioni su che cosa sia accaduto in quella zona», riporta Attuale.

L’intero territorio del Libano è ricco di tesori archeologici, con tracce che risalgono al Paleolitico, all’epoca fenicia, fino all’Ellenismo e ai lasciti romani e medievali. «La guerra sta distruggendo tutto per sempre: la storia, la memoria dei luoghi, le tracce del passato di un intero popolo. E dieci anni di risultati dei nostri scavi sono in gravissimo pericolo», avverte Oggiano. Sottolinea anche l’importanza delle parole del presidente Sergio Mattarella: “Il Libano è stato colpito in modo brutale, basta con la prepotenza delle armi”.

Oggiano, che dirige dal 2013 il vasto Kharayeb Archeological Project, ha visto bloccate le sue attività di scavo: «Pochi giorni prima del tragico 7 ottobre abbiamo organizzato una grande festa con le maestranze, la cittadinanza e l’Ambasciata italiana per i dieci anni della missione. Siamo andati via appena in tempo. E non siamo più tornati. Dieci anni di intenso e felice lavoro che ora rischia di scomparire per sempre».

La situazione attuale suscita preoccupazioni gravissime: «Assistiamo, impotenti e con dolore, alla devastazione di Tiro, Patrimonio dell’Umanità Unesco. Vorremmo tornare al più presto possibile, ma al momento purtroppo non è minimamente pensabile». L’archeologia, per Oggiano, rappresenta un canale di dialogo: «Le missioni archeologiche siano come delle ‘ambasciate da campo’, capaci di dialogare in qualsiasi situazione con la popolazione sotto qualsiasi governo…

Questa funzione non ci impedisce di urlare contro ingiustizie terribili: lascia alla cultura quel ruolo di grido di pace, di speranza nel futuro, di parola di fronte alle armi».

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