Roma, 25 marzo 2026 – La crisi si intensifica nel governo dopo che la premier Giorgia Meloni ne ha “auspicato” le dimissioni dalla carica di ministra del Turismo, Daniela Santanchè. Questo episodio segue un netto rimprovero da parte della presidente del Consiglio a seguito della vittoria del No al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, apparentemente mirata a rimuovere i membri del governo sotto processo, riporta Attuale.
Dopo le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo gabinetto Giusy Bartolozzi, Meloni ha inizialmente chiesto le dimissioni della ministra in privato, per poi emettere un comunicato stampa pubblico da Palazzo Chigi, culminando in minacce di ritiro delle deleghe.
Cosa dice la legge e il caso Mancuso nel 1995
Il potere di rimuovere un membro del governo da parte della premier è limitato: secondo la Costituzione, i ministri sono sottoposti alla fiducia del parlamento. In tal senso, il premier funge solo da ‘primo inter pares’.
Sebbene la legge non specifichi il meccanismo per la sfiducia di singoli ministri, sono sempre più frequenti le mozioni di sfiducia. L’unico ministro mai rimosso con successo è stato Filippo Mancuso, nel 1995, che fu sfiduciato dalla sua stessa maggioranza con 173 voti favorevoli.
Cosa può fare Giorgia Meloni
Il destino di Daniela Santanchè appare incerto, con una mozione di sfiducia prevista per lunedì. Tuttavia, il ritiro delle deleghe non ha impatto sul suo mandato, significando che Meloni potrebbe limitarla nella gestione ministeriale, pur mantenendo formalmente la carica.
Una strategia più drastica sarebbe un rimpasto di governo: Meloni potrebbe rassegnare le dimissioni e poi farsi nominare di nuovo dal presidente della Repubblica. Tuttavia, la creazione di un governo Meloni II dopo le recenti sconfitte elettorali potrebbe attirare ulteriori critiche sulle fragilità dell’attuale esecutivo.