Amatrice (Rieti), 24 agosto 2026 – Dieci anni dopo il terremoto che alle 3.36 del 24 agosto 2016 cancellò borghi, storie e quasi trecento vite, la premier Giorgia Meloni arriva ad Amatrice. Non solo per commemorare chi non c’è più, ma anche per rispondere a quella richiesta di presenza e ascolto che arriva dai territori del cratere. Una richiesta diventata simbolo nelle parole scritte in una lettera alla presidente da Patrizia Marano, che sotto le macerie perse l’intera famiglia: “Vorrei che lei venisse nelle zone del sisma non soltanto per commemorare, ma per incontrare chi è rimasto”, riporta Attuale.
La messa del cardinale Matteo Zuppi
Oggi la premier sarà nel luogo che più di ogni altro rappresenta la tragedia del Centro Italia: alle 16.30 la deposizione di una corona d’alloro davanti al monumento dedicato alle vittime, poi alle 17 la messa celebrata dal cardinale Matteo Zuppi nel campo sportivo di Amatrice. In mattinata lo stesso Zuppi officerà la funzione anche nell’area Sae di Pescara del Tronto, altro epicentro della devastazione. Una benedizione è arrivata ieri anche da Papa Leone XIV durante l’Angelus: “Prego per i defunti e le loro famiglie e le comunità coinvolte. La fede e la solidarietà continuino a sostenere l’opera di ricostruzione”. Parole che si intrecciano con la realtà di oggi: 3.651 giorni dopo, oltre 2mila famiglie vivono ancora nelle casette Sae, in attesa di un ritorno definitivo alla normalità.
Castelli: “Ricordare le vittime resta il primo dovere delle istituzioni”
“Ricordare le vittime resta il primo dovere delle istituzioni”, ha dichiarato il commissario alla ricostruzione Guido Castelli, che sottolinea come la presenza della premier rappresenti “il segno tangibile di uno Stato che sceglie di essere accanto alle comunità”. Castelli, già sindaco di Ascoli Piceno ai tempi del sisma, ricorda che la ricostruzione ha cambiato passo negli ultimi anni, ma che “il tempo perso” nei primi cinque resta evidente soprattutto nei centri storici di Amatrice, Accumoli e Arquata, ancora segnati da puntellamenti e macerie.
La premier: “Ora avanti con determinazione e caparbietà”
La visita di Meloni arriva due anni dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi. E arriva mentre la premier ribadisce, nella prefazione al volume ‘Le pietre della rinascita’ presentato al Meeting di Rimini, la volontà di completare il percorso: “Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E noi intendiamo farlo con determinazione e caparbietà, per rispondere a quella ‘domanda di futuro’ che ci viene rivolta da chi è nato e cresciuto in quei luoghi. Perché restare e tornare non sono solo una questione personale, non sono gesti di immobilismo o di nostalgia, sono una scelta, una visione, un atto di cura, volontà di costruzione. Restare nei territori non significa restare indietro, ma assumersi la responsabilità di prenderli per mano e portarli avanti”.
Dieci anni dopo, le ferite sono ancora visibili: borghi svuotati, comunità che resistono, famiglie che non sono più tornate. E una richiesta che negli anni si è fatta sempre più forte, la stessa che Patrizia Marano ha affidato alla sua lettera rivolta alla presidente del Consiglio: “La nostra terra chiede una sola cosa: non essere dimenticata”.