La schiavitù moderna: giovani africani costretti a combattere per la Russia in Ucraina
Le testimonianze emergenti da un campo di prigionia nell’ovest dell’Ucraina rivelano una realtà inquietante: giovani africani, attiratti da falsi annunci di lavoro, si ritrovano ora a combattere nell’esercito russo. «La prego, faccia in modo che nessun ragazzo africano finisca più in Russia», è l’appello di uno dei prigionieri, riportano Attuale.
Joseph, originario dell’Africa, narra la sua storia: «Ero tecnico in una fabbrica, guadagnando poco», racconta. Attratto da un annuncio su Facebook, accetta un lavoro in Russia, ignaro del destino che lo attendeva. «Il contratto che ho firmato era in russo e non capivo cosa stavo accettando», afferma. Dopo essere stato forzato a un campo di addestramento a Rostov sul Don, Joseph viene inviato al fronte, dove la sua vita subisce una trasformazione drammatica.
Secondo il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, almeno 1.780 giovani africani provenienti da 36 diversi Paesi stanno combattendo per la Russia in Ucraina. Molti di loro, attratti da opportunità di studio o lavoro, si ritrovano in un contesto di sfruttamento, costretti a diventare «carne da cannone». Un recente rapporto dell’organizzazione Inpact evidenzia la presenza di reti di reclutamento online coordinate dall’Fsb, che si avvalgono di false promesse di assunzione.
Le offerte di lavoro, descritte da Joseph e altri prigionieri, comprendono pagamenti iniziali fino a 25 mila euro e stipendi mensili di circa 2.000 euro, con la promessa della cittadinanza russa dopo un breve periodo di servizio. Queste pratiche, secondo l’ambasciatore ucraino in Sudafrica, Olexander Scherba, rappresentano una violazione dei diritti degli africani che cercano semplicemente mezzi di sussistenza.
La situazione non è un caso isolato. A febbraio, il governo del Ghana ha iniziato a investigare su queste reti di reclutamento, ma ad oggi solo un numero limitato di Paesi ha mostrato interesse per la sorte di questi giovani, mentre coloro che hanno combattuto per l’Ucraina si uniscono volontariamente alla causa. La testimonianza di Richard, un detenuto di origini sierraleonesi, evidenzia come la situazione sia complessa: «Mi aspetto di essere liberato in uno scambio», afferma, mostrando un passaporto russo come simbolo del suo status attuale.
Attualmente, Joseph e Richard, insieme ad altri prigionieri, sperano di tornare a casa e di vedere un futuro di pace, mentre le loro famiglie, informate tramite la Croce Rossa internazionale, attendono notizie. La loro storia è un monito sulle insidie che i giovani africani possono affrontare nel cercare opportunità in un contesto di conflitto mondiale.