Rozzano, 24 luglio 2026 – Il ventunenne Daniele Rezza, condannato a 27 anni per l’omicidio di Manuel Mastrapasqua, assassinato nel 2024 per un paio di cuffie wireless dal valore di 14 euro, è stato ammesso a un percorso di giustizia riparativa. Questa costituisce una sua ultima possibilità di comprendere appieno la gravità del suo gesto, riporta Attuale.
Le motivazioni
I giudici della Corte d’Assise d’appello di Milano hanno affermato che a Rezza va data “l’ultima opportunità istituzionale” per “tentare un suo effettivo recupero sociale”, sottolineando che egli è “tuttora incapace di assumersi, appieno e sino in fondo, le proprie responsabilità“.
La decisione non è stata semplice, in considerazione dell’opposizione da parte della famiglia della vittima, che ha manifestato una “chiusura umanamente comprensibile” di fronte a questa concessione.
Il nodo
Nell’ordinanza di sei pagine, la Corte, composta dai togati Ivana Caputo e Franca Anelli, spiega che i “programmi riparativi” sono “configurati dalla legge per essere svolti nell’interesse dell’autore e delle vittime del reato”. Tuttavia, l’istanza di accesso alla giustizia riparativa presentata da Rezza, assistito dall’avvocata Tiziana Bacicca, potrà essere respinta nel caso di “disinteresse” da parte delle vittime, che hanno mostrato comportamenti di “aperta ostilità”. Ciò è avvenuto quando Rezza ha tentato di scusarsi in aula.
Le scuse di Rezza sono state percepite come una “oltraggiosa provocazione” dai familiari di Manuel, che hanno dichiarato, tramite l’assistente legale Roberta Minotti, che “le scuse chieste dopo un anno non valgono niente”.
La scelta
I giudici notano che non può sempre essere negata l’ammissione a programmi “riparatori” in assenza di un “interesse congiunto” tra vittime e autori di reati. Sottolineano che negli omicidi, il dolore per la perdita spesso annulla ogni interesse relazionale verso chi ha causato tale sofferenza. Per Rezza, secondo la Corte, è “utile” un “percorso di riconciliazione”, anche attraverso una cosiddetta “vittima surrogata” associata a fatti alternativi. Gli viene quindi concessa un’ultima opportunità per il “riconoscimento della vittima del reato”, per una sua “responsabilizzazione” e per il “ripristino dei legami con la comunità”.
Nonostante la pena severa e adeguata, è necessario considerare anche la “rieducazione” e il “futuro reinserimento”.
Il tentativo
I giudici affermano che la detenzione di due anni non ha finora prodotto risultati adeguati su questo fronte. Non vi è stata “settimana” senza un rapporto disciplinare per “intemperanze”, “esplosioni di ira” e aggressioni. Rezza, affetto da sociopatia, ha colpito una vittima a caso quella notte di ottobre 2024, affermando che “chiunque si fosse trovato” in quella situazione “avrebbe subito la medesima sorte”. Pertanto, per consentirgli di prendere coscienza delle conseguenze delle sue azioni, è stato ammesso a un programma che il Centro per la giustizia riparativa di Milano riterrà utile.