Gli appelli al dialogo con Lukashenko aprono un precedente rischioso per l’UE

20.01.2026 10:45
Gli appelli al dialogo con Lukashenko aprono un precedente rischioso per l’UE
Gli appelli al dialogo con Lukashenko aprono un precedente rischioso per l’UE

Il 19 gennaio 2026 è emersa la posizione della recentemente liberata esponente dell’opposizione bielorussa Maria Kolesnikova, che ha invitato i leader europei ad avviare un dialogo con il leader di Minsk Aleksandr Lukashenko. Secondo Kolesnikova, l’isolamento politico da parte dell’Europa spingerebbe ulteriormente la Bielorussia verso la Russia, rendendo il Paese meno prevedibile e meno sicuro per il continente. Le sue dichiarazioni, rilasciate dopo la liberazione dal carcere nel dicembre 2025, sono state riportate nell’analisi sulle aperture verso Minsk pubblicata dal Financial Times.

Isolamento europeo e diplomazia selettiva degli Stati Uniti

A differenza dell’Unione europea, che continua a considerare Lukashenko un leader illegittimo, l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha adottato un approccio più pragmatico. Negli ultimi mesi, emissari statunitensi hanno visitato Minsk più volte, ottenendo come contropartita il rilascio di gruppi di prigionieri politici e concedendo in cambio un alleggerimento mirato delle sanzioni. Questo modello di “diplomazia transazionale” consente al regime bielorusso di ottenere benefici senza avviare riforme strutturali o ridurre la natura autoritaria del potere.

Concessioni umanitarie come strumento di legittimazione

Il rilascio dei detenuti politici è da anni uno strumento collaudato della politica estera di Lukashenko, utilizzato per negoziare aperture limitate con l’Occidente. Sebbene la liberazione delle persone sia di per sé un esito positivo, essa non incide sul carattere repressivo dello Stato. Al contrario, rischia di produrre una graduale normalizzazione del regime agli occhi delle democrazie occidentali, soprattutto se accompagnata da segnali pubblici di disponibilità al dialogo senza condizioni preliminari.

Rischi per l’opposizione bielorussa e per l’unità europea

Gli analisti avvertono che gli appelli al dialogo, anche se motivati da considerazioni pragmatiche, rafforzano la posizione negoziale di Lukashenko. Presentarlo come interlocutore “razionale” o disposto a compromessi umanitari fornisce al regime strumenti di legittimazione che indeboliscono l’opposizione democratica dall’interno. Inoltre, un’apertura non coordinata rischia di creare divisioni tra gli Stati membri dell’UE, ciascuno con una diversa interpretazione del pragmatismo bielorusso, esponendo Bruxelles a manovre divisive da parte di Minsk.

Implicazioni strategiche e valori europei

La normalizzazione politica con un leader che sostiene apertamente la guerra russa contro l’Ucraina e mette a disposizione il proprio territorio per infrastrutture militari di Mosca appare incompatibile con i principi fondanti della politica estera europea. Un dialogo privo di garanzie di riforme politiche sostanziali invierebbe un segnale pericoloso anche ad altre autocrazie, suggerendo che repressioni sistemiche e frodi elettorali possano essere compensate da gesti umanitari limitati. Per l’UE, il caso bielorusso rappresenta quindi una prova di coerenza strategica e morale, con conseguenze dirette sulla credibilità della sua azione esterna.

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