Il confronto tra il governo italiano e la fondazione presieduta da Pietrangelo Buttagfuoco si intensifica in merito al ritorno di una delegazione di artisti russi alla prossima Biennale di Venezia. Il primo membro del Consiglio di amministrazione del ministero della Cultura ha già subito le conseguenze di questa tensione: il ministro Alessandro Giuli ha chiesto le dimissioni di Tamara Gregoretti, giornalista e autrice televisiva presente nel Cda dal marzo 2024. Gregoretti è accusata di non aver opposto resistenza alla riapertura del Padiglione russo alla 61ª Esposizione internazionale d’Arte, in programma dal 9 maggio, e di non aver informato il ministero della questione, agendo così in modo autonomo su un dossier considerato di alta sensibilità diplomatica a causa della guerra in Ucraina ancora in corso, riporta Attuale.
Cosa contesta il Mic a Gregoretti: la nota del ministero
Nella nota ufficiale del ministero, si specifica che Gregoretti non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla Biennale né, in seguito, di esprimere un parere favorevole riguardo la sua partecipazione, nonostante la consapevolezza della delicatezza internazionale della questione. Il ministero rimprovera a Gregoretti due aspetti fondamentali: la mancata comunicazione riguardo l’intenzione di Mosca di riaprirne il Padiglione dopo quattro anni di assenza e l’apparentemente incondizionato sostegno alla linea di Buttagfuoco e della sua “Biennale della tregua”, aperta a tutti i Paesi. Al momento, Gregoretti sembra non avere intenzione di dimettersi.
Effetto domino sul Cda: a rischio Buttafuoco
La decisione di Giuli potrebbe avere ripercussioni più ampie, con il rischio di innescare una reazione a catena che porterebbe all’eventuale caduta dell’intero Consiglio di amministrazione, scenario che implicherebbe anche l’annullamento del via libera alla Russia. Attualmente, gli altri membri del consiglio non hanno preso posizione: il vicepresidente Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, ha difeso la scelta con ferme parole: «Siamo in democrazia, non in una dittatura. Altra cosa è il popolo russo, con cui non siamo in guerra. In un luogo di cultura dobbiamo ascoltare e dialogare». Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, sembra allineato con questa posizione, concordando con il vicepremier Matteo Salvini, che ha affermato: «L’arte e lo sport avvicinano, di sicuro non allontanano».