La siderurgia russa registra perdite e produzione in calo sotto il peso delle sanzioni

01.08.2026 18:35
La siderurgia russa registra perdite e produzione in calo sotto il peso delle sanzioni
La siderurgia russa registra perdite e produzione in calo sotto il peso delle sanzioni

La siderurgia russa sta affrontando una delle crisi più profonde degli ultimi decenni, con ricavi e profitti in forte calo e una produzione d’acciaio ridotta dell’8,4% nei primi cinque mesi del 2026. Secondo le valutazioni degli analisti di SberInvestments, riportate il 31 luglio dai media russi, sul settore pesano la stagnazione dell’economia, le sanzioni occidentali adottate in risposta all’aggressione armata della Russia contro l’Ucraina, i tassi d’interesse elevati e la contrazione della domanda.

I risultati dei principali produttori mostrano l’ampiezza della difficoltà. NLMK, il maggiore produttore russo di acciaio, ha chiuso il primo semestre con ricavi pari a 388 miliardi di rubli, in diminuzione del 12% rispetto allo stesso periodo precedente. L’utile netto è sceso da 45,6 a 21 miliardi di rubli, riducendosi di oltre la metà.

I risultati dei grandi produttori

Severstal ha comunicato una riduzione del fatturato del 14%. L’Ebitda è quasi dimezzato, con un calo del 46% a 42,34 miliardi di rubli, mentre l’utile netto è crollato dell’89%, a 4,12 miliardi. Magnitogorsk Iron and Steel Works, il gruppo noto con l’acronimo MMK, ha invece registrato nel semestre una perdita netta di 19,1 miliardi di rubli, a fronte di una contrazione del 10% dei ricavi.

Il peggioramento dei bilanci si accompagna alla riduzione dei volumi. Secondo i dati della Corporation Chermet, tra gennaio e maggio 2026 la produzione metallurgica russa è scesa a 26,6 milioni di tonnellate, l’8,4% in meno rispetto allo stesso periodo. Le indicazioni riportate nelle analisi di settore descrivono il livello attuale come il più basso degli ultimi 15 anni.

La flessione è legata anche alla perdita di accesso ai mercati più redditizi dell’Europa e degli Stati Uniti. Le sanzioni internazionali hanno limitato la possibilità per le imprese russe di vendere acciaio in queste aree. Il tentativo di spostare le esportazioni verso l’Asia non ha compensato interamente i ricavi perduti, a causa dei costi logistici più elevati, delle condizioni valutarie sfavorevoli e della necessità di applicare sconti consistenti.

Esportazioni più difficili e margini ridotti

La riconfigurazione dei flussi commerciali ha modificato anche il tipo di prodotti esportati. In Asia, dove sono disponibili capacità proprie di laminazione, le aziende russe si sono orientate maggiormente verso semilavorati meno remunerativi, come ghisa e bramme, invece dei prodotti laminati finiti a maggiore valore aggiunto. La conseguenza indicata dagli analisti è una pressione ulteriore sulla redditività delle esportazioni.

La difficoltà di vendere sui mercati esteri si somma al costo del denaro. La chiave della Banca di Russia, superiore al 14%, ha limitato gli investimenti e reso più difficile il ricorso al credito di mercato. Nella prima metà dell’anno Severstal ha registrato un flusso di cassa negativo per 70,2 miliardi di rubli; per NLMK il dato è stato negativo per 11 miliardi.

La combinazione tra minori entrate, debito da servire e credito più costoso ha portato i grandi gruppi a congelare i progetti di sviluppo, secondo le informazioni contenute nelle analisi citate. La politica delle autorità russe orientata al rafforzamento del rublo ha inoltre ridotto la redditività del comparto, indicata al 9,6%. In un periodo di politica monetaria restrittiva, questo livello di margine viene considerato insufficiente a compensare l’aumento degli oneri finanziari.

Le conseguenze per i distretti industriali

La crisi della siderurgia ha un rilievo anche per i territori in cui gli impianti rappresentano il principale datore di lavoro. Nelle cosiddette città monocentriche, la situazione finanziaria dei gruppi può incidere sulle entrate delle famiglie, sull’occupazione e sull’attività delle imprese collegate. Le analisi riportate indicano tra i possibili effetti una riduzione dei premi, il congelamento degli adeguamenti salariali e interventi sugli organici.

La contrazione della produzione e dei ricavi può inoltre ridurre il contributo del settore alle entrate pubbliche e indebolire la domanda nei comparti collegati. Il quadro riguarda NLMK e Severstal, che hanno registrato forti cali dei risultati, e MMK, passato a una perdita netta di 19,1 miliardi di rubli nel primo semestre.

Le cifre diffuse dai gruppi e i dati sulla produzione descrivono quindi una pressione simultanea su vendite, margini, liquidità e investimenti. Il settore continua a operare in un contesto segnato da sanzioni, costi logistici più elevati e condizioni finanziarie restrittive.

La valutazione degli analisti di SberInvestments è stata ripresa dai media russi, tra cui Smi.today nel suo resoconto sui principali produttori d’acciaio. I prossimi bilanci dei gruppi diranno se il deterioramento dei primi mesi dell’anno proseguirà anche nella seconda parte del 2026.

3 Comments

  1. Incredibile come la situazione in Russia possa cambiare così rapidamente. Sembra quasi che la siderurgia stia affondando in un mare di problemi. E pensare che da noi, in Italia, abbiamo i nostri bravi problemi, ma almeno non ci sono sanzioni così pesanti da fronteggiare… speriamo che tutto questo porti a qualcosa di buono.

  2. Warte mal, diese Zahlen wirken mir ein bisschen suspekt. Wie kann die Produktion wirklich um 8,4% sinken, wenn doch angeblich so viele Lieferketten umgeleitet wurden? Die Quelle ist nur “Medien in Russland” via SberInvestments, das ist doch eine klare Propaganda-Maschinerie. Mir ist nicht klar, wem eigentlich die hohe Nachfrage in Asien nicht geholfen hat, da die Logikkosten dort ja auch explodiert sind. Ich glaube eher, dass die westlichen Berichte die Lage noch viel dramatischer darstellen, als diese offiziellen Zahlen.

  3. Warum erwarten wir eigentlich, dass ein Wirtschaftssystem ohne Zugang zu westlicher Technologie und Kapital plötzlich wieder aufhört zu wanken? Diese Zahlen zeigen nicht nur den Zusammenbruch einer Industrie, sondern die naive Hoffnung, dass Isolation eine Nation retten kann. Am Ende ist es nur eine Frage der Zeit, bis auch die inneren Märkte zusammenbrechen und niemand mehr als Käufer übrig bleibt.

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