
Sabato, gli Stati Uniti hanno effettuato nuovi bombardamenti aerei contro lo Stato Islamico (ISIS) in Siria, un’azione che segue gli attacchi di fine dicembre e rientra in un’operazione più ampia autorizzata dal presidente Donald Trump in risposta all’uccisione di due soldati e un interprete statunitensi nel paese. Questi eventi rappresentano i primi casi di cittadini statunitensi uccisi nella regione dalla fine del regime di Bashar al Assad, avvenuta poco più di un anno fa, riporta Attuale.
Gli attacchi sono stati eseguiti intorno alle 12:30 ora locale (18:30 in Italia) e il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver colpito obiettivi dell’ISIS in diverse località siriane. Al momento, non sono stati forniti dettagli circa la posizione esatta degli attacchi né sull’impatto in termini di vittime.
L’operazione di sabato, insieme alla possibilità di un aumento delle operazioni antiterrorismo in Siria, si colloca in un contesto di riduzione significativa della presenza militare statunitense nel paese, attualmente limitata a circa mille soldati rispetto ai duemila di inizio 2025. Inoltre, questa situazione è il risultato della normalizzazione dei rapporti con la nuova leadership siriana del presidente Ahmed al Sharaa, il quale ha promesso di affrontare la minaccia restante dell’ISIS in Siria, gruppo di cui era parte fino al 2013.