Gli Stati Uniti intendono attaccare l’Iran?

18.06.2025 10:55
Gli Stati Uniti intendono attaccare l'Iran?

Possibile Intervento Militare degli Stati Uniti in Iran a Sostegno di Israele

A circa una settimana dall’inizio del conflitto tra Israele e Iran, ci sono numerosi segnali sia politici che militari che indicano come gli Stati Uniti stiano seriamente considerando un intervento al fianco di Israele. Questa sarebbe una scelta con enormi implicazioni e conseguenze difficilmente prevedibili; per il momento, è opportuno utilizzare il condizionale, poiché nessun esponente americano ha ufficialmente confermato tale possibilità, probabilmente per mantenere un certo grado di ambiguità strategica, destinato a preservare un effetto sorpresa in caso di attacco, riporta Attuale.

Ci sono vari fattori che suggeriscono che un intervento possa essere imminente, in particolare le recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump. Fino a poco tempo fa, l’amministrazione Trump era impegnata in trattative per contenere l’avanzamento del programma nucleare iraniano, colloqui interrotti dopo l’attacco israeliano del 13 giugno. Le motivazioni che spingevano l’Iran a negoziare erano evidenti: il paese è in gravi difficoltà economiche a causa delle sanzioni internazionali, cui il regime di Ali Khamenei cerca da tempo di porre rimedio. Meno chiare erano invece le motivazioni di Trump, il quale appariva intenzionato a costruirsi un’immagine di presidente capace di porre fine a conflitti secolari, non solo in Medio Oriente, ma anche in Ucraina.

Tuttavia, nel corso degli ultimi giorni, Trump sembra considerare che la guerra e, in generale, l’ostilità dell’Iran verso l’Occidente e Israele possano terminare non attraverso negoziati, ma con una sconfitta militare del regime di Khamenei, già debilitato dalle sanzioni e dalle vittorie avversarie. Di conseguenza, gli Stati Uniti potrebbero essere indotti a intervenire a sostegno di Israele per “porre fine una volta per tutte”, come affermato dallo stesso Trump, al programma nucleare iraniano, che rappresenta la principale leva con cui Teheran cerca di espandere la propria influenza regionale, sostenendo di perseguire soltanto scopi civili, relativi alla produzione di energia elettrica.

La convinzione che l’azzeramento del programma nucleare iraniano possa risolvere il conflitto è tutt’altro che unanime; anzi, molti esperti avvertono che ciò potrebbe addirittura estendere le ostilità. Questa visione sembra coincidere con quella del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, leader di una coalizione di estrema destra nazionale e religiosa e storicamente alleato di Trump.

Da anni, Netanyahu richiede sostegno agli Stati Uniti per distruggere uno dei principali siti di ricerca nucleare iraniani, ovvero quello di Fordo, situato all’interno di una montagna e pertanto protetto da una spessa roccia. Solo gli Stati Uniti pare abbiano una bomba adatta, denominata GBU-57, in grado di penetrarvi, lunga 6 metri e pesante circa 14 tonnellate.

Fino a oggi, le varie amministrazioni statunitensi, inclusa quella di Trump, hanno sempre negato la possibilità di un simile intervento. Tuttavia, la situazione sta mutando: Trump ha recentemente risposto in modo vago e minaccioso alle domande su un potenziale intervento militare in Iran e il New York Times ha riportato che, secondo fonti attendibili, il presidente sta seriamente valutando di colpire il sito di Fordo.

Inoltre, ci sono segnali concreti che evidenziano come gli Stati Uniti stiano preparando un intervento militare in Iran. Euronews ha notato un aumento dei trasferimenti di aerei militari statunitensi, cruciali per operazioni aeree su larga scala, diretti verso il Medio Oriente. Secondo fonti militari, sono stati mobilitati alcuni F-35, i caccia più avanzati al mondo, insieme ad F-15 dalla base britannica di Lakenheath, e F-16 dalla base di Aviano, in Friuli Venezia Giulia.

Per la distruzione del sito di Fordo è necessario l’utilizzo di bombardieri B-2 Spirit. Gli Stati Uniti possiedono 19 di questi bombardieri, sei dei quali erano stazionati a maggio presso la base di Diego Garcia, nelle Chagos. Il Guardian ha calcolato che Fordo dista circa 5.150 chilometri dalla base di Diego Garcia, e i B-2, con un’autonomia di quasi 10 mila chilometri, potrebbero effettuare un atterraggio e un ritorno rifornendosi solo nell’ultimo tratto di viaggio. Non è chiaro se siano arrivati nuovi B-2 dagli Stati Uniti o se siano stati trasferiti altrove, ma è evidente che, per colpire efficacemente Fordo, è imprescindibile un bombardamento concentrato che richiederà il coinvolgimento simultaneo di più bombardieri.

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