32 paesi AIE approvano storica liberazione di riserve di petrolio in risposta al conflitto in Medio Oriente
I 32 paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’Energia (AIE) hanno approvato all’unanimità un piano che prevede l’uso di parte delle loro riserve di petrolio di emergenza. Questa decisione è stata presa per affrontare i problemi causati dalla guerra in Medio Oriente, in particolare il blocco dei traffici marittimi nello stretto di Hormuz, imposto dall’Iran, che ha interrotto le esportazioni petrolifere provenienti dai paesi del Golfo Persico, tra i maggiori produttori mondiali, riporta Attuale.
Il piano, il più ambizioso mai attuato, prevede il rilascio di 400 milioni di barili di greggio, una quantità che, sebbene rappresenti solo una frazione delle riserve globali stimate in 1,2 miliardi di barili (con ulteriori 600 milioni detenuti dal settore privato), è comunque significativa. L’annuncio, avvenuto mercoledì mattina, non ha specificato la tempistica esatta del rilascio né la quota di contribuzione di ciascun paese.
Nonostante l’impegno straordinario, l’impiego di 400 milioni di barili corrisponde solo al fabbisogno globale di tre-quattro giorni e a quanto transitava dallo stretto di Hormuz in appena due settimane prima dell’inizio delle ostilità. L’AIE, dunque, non può ripetere un’operazione simile con frequenza.
Le riserve sono distribuite tra i vari membri dell’organizzazione e il rilascio implica che i produttori aumenteranno progressivamente l’offerta di petrolio per soddisfare la domanda delle raffinerie.
Fondata nel 1974, l’AIE è un’organizzazione intergovernativa che include 32 stati, principalmente occidentali e sviluppati, tra cui gli Stati Uniti e 20 paesi dell’Unione Europea, Italia inclusa. Fino ad oggi, l’AIE ha attivato le proprie riserve di emergenza in cinque occasioni, l’ultima durante l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quando furono rilasciati 182 milioni di barili.
Attualmente, il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile, il livello più alto da inizio 2022, anche se ha subito delle fluttuazioni dopo la proposta di Donald Trump di scortare le petroliere nello stretto di Hormuz, proposta per ora rimasta tale.
Trump e altri membri della sua amministrazione hanno cercato di rassicurare le compagnie petrolifere riguardo alla sicurezza dello stretto, ma questa affermazione è messa in discussione dalla possibilità che l’Iran disponga mine navali in acque strategiche e dall’evoluzione della guerra, che ora si sta spostando in mare. Nel frattempo, i paesi del Golfo stanno esplorando alternative terrestri per l’esportazione di petrolio e gas naturale, ma tali percorsi non possono competere in termini di capacità con le rotte marittime.
Martedì, i mercati hanno reagito in modo misto all’annuncio dell’AIE e alle sollecitazioni di Trump per riavviare il traffico nello stretto. Le quotazioni del prezzo del petrolio, che includono il riferimento WTI per il mercato statunitense e il Brent europeo, continuano a crescere, ma è probabile che, senza l’intervento dell’AIE, gli aumenti sarebbero stati più significativi.