I paesi del Golfo Persico superano le esportazioni di petrolio prebelliche dopo la guerra in Medio Oriente

21.10.2026 09:05
I paesi del Golfo Persico superano le esportazioni di petrolio prebelliche dopo la guerra in Medio Oriente

Le esportazioni di petrolio dei paesi del Golfo superano i livelli pre-conflitto

Le esportazioni di petrolio dei paesi del Golfo Persico hanno superato per la prima volta, seppure di poco, i livelli di prima dell’inizio della guerra in Medio Oriente. Questo incremento è avvenuto grazie all’ulteriore allentamento del controllo iraniano sullo stretto di Hormuz, che rappresenta il principale strumento di ritorsione di Teheran contro le pressioni di Israele, Stati Uniti e loro alleati. L’aumento delle esportazioni è stato sostenuto anche dalle operazioni statunitensi volte a garantire il passaggio delle petroliere e delle navi mercantili dallo stretto, riporta Attuale.

Secondo la società specializzata Kpler, nella settimana scorsa i paesi del Golfo hanno esportato in media 24 milioni di barili al giorno, superando i 23,3 milioni di barili della fase prebellica. Di questi, circa 14 milioni sono transitati da Hormuz, coprendo l’82% del traffico ante guerra. Gli spostamenti attraverso lo stretto sono ora coordinati dalle forze militari statunitensi, che hanno stabilito una rotta lungo la costa dell’Oman, riducendo l’esposizione agli attacchi iraniani.

Per aumentare la sicurezza, le navi disattivano i sistemi di tracciamento e adottano strategie per accorciare il viaggio. Le petroliere caricano il petrolio nel Golfo, poi si fermano al largo dell’Oman per trasferire il carico su altre navi, minimizzando il rischio di attacchi. Questo metodo permette agli operatori di esporre al rischio solo le navi coinvolte nella spola.

In coordinamento con gli Stati Uniti, che hanno creato una rotta sicura e difendono le navi dagli attacchi aerei iraniani con ingenti risorse, la situazione nel golfo di Oman è ben sorvegliata. Gli Stati Uniti dispongono di due portaerei nella regione, con una terza prevista in arrivo, e circa venti navi dotate di caccia ed elicotteri per intercettare i droni e i missili iraniani. I bombardamenti statunitensi hanno inoltre degradato le capacità radar e di sorveglianza delle forze iraniane nel tratto marittimo.

Con un aumento del 40% delle esportazioni attraverso percorsi alternativi, rispetto al 17% prima del conflitto, la situazione tende a favorire l’utilizzo di rotte terrestri come l’oleodotto Habshan-Fujairah negli Emirati Arabi Uniti e una nuova pipeline che attraversa l’Arabia Saudita verso il Mar Rosso. Entrambi gli oleodotti, tuttavia, rimangono bersagli per le forze iraniane.

Le esportazioni, dunque, hanno ripreso slancio anche grazie alla capacità degli operatori di adattarsi alla nuova situazione. I profitti per le navi che attraversano lo stretto superano i 100 milioni di dollari, sufficienti per giustificare i rischi associati. Alcune aziende hanno rimpiazzato le loro flotte con petroliere di seconda mano, utilizzando navi che in precedenza operavano nel mercato del petrolio russo e venezuelano.

Il principale dilemma non è più la disponibilità di petrolio, ma la sostenibilità delle operazioni, che dipendono fortemente dalla presenza militare statunitense, il cui mantenimento è costoso. Mentre il blocco navale statunitense persiste, colpendo duramente la popolazione iraniana, si profila il rischio che il regime di Teheran intensifichi o espanda gli attacchi per riaffermare il controllo nello stretto di Hormuz.

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