I punti chiave dell’accordo Usa-Iran: riapertura dello Stretto di Hormuz, tregua e arricchimento dell’uranio

24.05.2026 03:25
I punti chiave dell'accordo Usa-Iran: riapertura dello Stretto di Hormuz, tregua e arricchimento dell'uranio

DAL NOSTRO INVIATO
PRAGA – Anwar Gargash, consigliere del presidente degli Emirati Arabi, ha espresso cautela riguardo alle negoziazioni tra Iran e Stati Uniti, indicando una probabilità del 50% di successo e del 50% di fallimento. La situazione mette in evidenza l’incertezza anche tra gli alleati del Golfo, che sono stati colpiti dai droni e dai missili lanciati da Teheran, sottolineando la difficoltà di prevedere l’esito della situazione attuale, riporta Attuale.

Gargash ha partecipato alla «Globsec», conferenza sulla sicurezza globale tenutasi a Praga. Le monarchie del Golfo hanno esercitato una pressione significativa sulla Casa Bianca, giocando un ruolo cruciale nel guidare Donald Trump verso un accordo con Teheran.

Il ritorno degli attacchi da parte di Stati Uniti e Israele potrebbe avere impatti devastanti, trascinando l’intera regione in un conflitto prolungato. I danni economici causati dal blocco dello Stretto di Hormuz ammontano a almeno 30 miliardi di dollari, secondo stime degli Emirati Arabi. Attualmente, il post di Donald Trump sui social riporta che «c’è un accordo sulle linee generali, Hormuz sarà riaperto». Le delegazioni di Stati Uniti e Iran hanno però sottoscritto un breve testo che prevede la riapertura dello Stretto e una tregua di 60 giorni per favorire continuità nelle trattative.

Semaforo verde

Un aspetto cruciale è la riapertura alla navigazione del Golfo Persico. Tuttavia, ciò non implica un ritorno immediato alla normalità. I Pasdaran rivendicano il controllo del traffico marittimo e potrebbe sorgere la questione di un possibile balzello sui navigli, un potenziale pericoloso precedente.

Fino al 28 febbraio, prima dell’attacco scatenato da Trump e Netanyahu contro gli ayatollah, il 20% del petrolio mondiale e circa il 19% del gas naturale transitava dallo Stretto di Hormuz. Le recenti settimane hanno visto una significativa riduzione di questo flusso.

Se l’accordo dovesse mantenersi, sarà necessaria la bonifica delle acque minate dai Pasdaran. Gli Stati Uniti sono pronti a intervenire, con una flotta imponente in attesa al largo delle coste dell’Oman. Tra le navi della flotta, quattro dragamine saranno fondamentali. Si sta considerando anche il coinvolgimento dell’Europa in una missione navale per garantire la sicurezza delle petroliere, come sollecitato dai Paesi del Golfo durante recenti discussioni ministeriali della NATO.

Il programma nucleare

Le delegazioni di Washington e Teheran si stanno ora confrontando sul capitolo più delicato della trattativa: il programma nucleare iraniano. Trump aveva ordinato bombardamenti massicci su laboratori iraniani lo scorso anno, affermando che i progetti atomici degli ayatollah erano stati azzerati. Tuttavia, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Iran possiede ancora 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, vicinissimo alla soglia necessaria per costruire un ordigno nucleare.

Inizialmente, Witkoff e Kushner avevano proposto una moratoria di 20 anni riguardo al programma, ma l’Iran ha risposto chiedendo una riduzione a cinque anni. Le due parti sembrano aver raggiunto un compromesso, ma resta da chiarire chi sarà responsabile per la custodia dell’uranio arricchito. Trump ambisce a portarlo negli Stati Uniti, mentre l’Iran considera questa soluzione impraticabile.

Infine, l’imprevedibilità di Trump rimane un fattore da considerare. Sebbene il presidente degli Stati Uniti abbia minacciato di utilizzare nuovamente la forza, non è chiaro se ciò rappresenti una reale intenzione o solo una tattica di pressione.

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