Una compromesso tra Stati Uniti, Europa e Ucraina è in fase di elaborazione. Oggi si svolgerà un summit virtuale della “coalizione dei Volenterosi”, composta da circa 30 nazioni che supportano l’Ucraina nella sua resistenza. L’incontro, convocato dall’asse franco-britannico, si concentrerà sulle garanzie di sicurezza da offrire a Kiev, mentre nel contempo si discute della proposta che Volodymyr Zelensky ha presentato a Washington. Riporta Attuale.
Il presidente ucraino ha avuto colloqui telefonici riguardanti la ricostruzione del Paese con il segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, il genero di Trump, Jared Kushner, e Larry Fink, CEO di BlackRock. Nello stesso giorno, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno discusso per 40 minuti al telefono con Donald Trump. Il risultato del confronto non è stato positivo.
Trump ha dichiarato ai giornalisti che “ci siamo parlati in termini forti”, sottolineando che ci sono “motivi di disputa”. Ha inoltre rivelato che i leader europei “desiderano un incontro con noi e con Zelensky nel fine settimana in Europa”.
In un attacco diretto al presidente ucraino, ha evidenziato la “corruzione” presente nel Paese, avvertendo che “Zelensky deve essere realistico. Non vogliamo perdere altro tempo”. Gli USA esercitano pressioni sul governo ucraino affinché ceda anche la parte di Donbass ancora sotto il controllo dell’esercito ucraino. Fonti indicano che i leader europei e il premier canadese Mark Carney stanno consigliando a Zelensky di “riflettere”. In cambio, potrebbero essere offerte forti “garanzie di sicurezza”.
Un punto cruciale della proposta riguarda le tutele fornite dagli Stati Uniti, simili all’articolo 5 della NATO, secondo il quale tutti gli alleati si mobilitano a sostegno di un partner aggredito. Questa idea era stata avanzata mesi fa dall’Italia ed era già presente in una delle prime bozze presentate da Witkoff. Ora, il problema è come trasformare questo impegno in realtà, accordato anche dagli europei. I “Volenterosi” discuteranno oggi dell’argomento e ci si aspetta che arrivino a conclusioni nella prossima riunione fissata per lunedì 15 dicembre a Berlino.
L’ingresso nella UE
Secondo indiscrezioni pubblicate dal Washington Post, si starebbe valutando un possibile ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea già nel 2027. Tuttavia, questa scadenza non è emersa nelle discussioni tra i ministri degli Esteri UE riuniti ieri a Leopoli. La Commissaria all’allargamento, Marta Kos, aveva inizialmente fissato al 2030 la tempistica, ricevendo dubbi da parte di Spagna, Italia, Grecia e Portogallo. Il 2027 appare dunque troppo ravvicinato.
Il nodo delle riserve monetarie russe
Un’altra questione in discussione riguarda l’utilizzo delle riserve monetarie russe bloccate in Europa, in particolare in Belgio. La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha accolto con favore una nuova proposta della Commissione Europea che prevede di considerare i 185 miliardi custoditi dalla società belga Euroclear come “prestito di riparazione”, da restituire alla Russia quando quest’ultima comincerà a ripagare i danni di guerra. Lagarde ha dichiarato ieri durante un evento organizzato dal Financial Times: “L’ultima soluzione ipotizzata per finanziare l’Ucraina attraverso i titoli russi congelati è la più praticabile e coerente con il diritto internazionale e europeo”.
L’ostacolo belga
Nel frattempo, il primo ministro belga, Bart De Wever, ha avvertito che il suo Paese potrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia Europea nel caso in cui la UE decidesse di sequestrare le riserve russe detenute da Euroclear. Inoltre, Lagarde ha manifestato il suo accordo con Mario Draghi, affermando: “L’Europa dovrebbe emettere titoli congiunti per finanziare la difesa, come è stato fatto per il Covid”.
Il monito di Lavrov
Intanto, Mosca continua a mantenere la pressione. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, sostiene che l’Occidente non è unito: solo Trump comprende le “cause profonde della guerra”, mentre l’Europa “sta bloccando il processo di pace, incitando il presidente ucraino e il suo regime a proseguire la lotta fino all’ultimo soldato”. Lavrov ha aggiunto: “Non andremo in guerra con l’Europa, ma risponderemo a qualsiasi mossa ostile, compreso il dispiegamento di contingenti militari europei in Ucraina e l’espropriazione dei beni russi”.