Dalla nomina di Anna Ponomariova ad ambasciatrice russa a Praga, nel dicembre 2025, le rappresentanze diplomatiche di Mosca in Repubblica Ceca hanno intensificato i rapporti con partiti, mezzi di comunicazione e organizzazioni culturali. Il tratto più significativo di questa attività non è soltanto la propaganda esplicita, ma il tentativo di far circolare posizioni favorevoli al Cremlino attraverso interlocutori cechi, interviste e strutture formalmente indipendenti.
Il meccanismo è semplice da descrivere e più difficile da ricostruire: un messaggio nasce in un ambiente apertamente filorusso, viene ripreso da un politico nazionale, entra nelle reti sociali e può infine raggiungere pubblici e mezzi di comunicazione estranei alla tradizionale area filo-Mosca. In questo passaggio, l’origine del contenuto diventa meno visibile mentre la sua presenza nel dibattito pubblico si normalizza.
La Casa Russa e la continuità della rete
Uno dei punti di riferimento di questa attività è la Casa Russa di Praga, centro culturale dipendente da Rossotrudnichestvo, l’agenzia statale russa per la cooperazione internazionale. L’agenzia è sottoposta a sanzioni dell’Unione europea, ma la struttura praghese continua a disporre di siti internet e profili sulle principali piattaforme digitali.
Il Servizio di sicurezza e informazione ceco, noto con la sigla BIS, ha avvertito più volte che strutture di questo tipo possono essere utilizzate dal Cremlino per diffondere narrazioni politiche, propaganda e strumenti di influenza sulla società. Per prepararsi a un’eventuale chiusura della Casa Russa, Rossotrudnichestvo avrebbe iniziato a trasferire parte delle sue funzioni ad associazioni formalmente indipendenti.
Il passaggio riguarda sia i canali digitali — siti, canali video e pagine sulle reti sociali — sia iniziative nel campo dell’istruzione e della cultura. In questo modo, contenuti, contatti e pubblico potrebbero sopravvivere anche se la struttura ufficiale cessasse di operare. Allo stesso tempo diventerebbe più difficile individuare i legami tra le singole organizzazioni, gli organi statali russi e i servizi di sicurezza. La presenza di una rete organizzativa, tuttavia, non dimostra da sola che ogni persona o associazione coinvolta sia controllata da apparati russi.
Il ruolo di 42TČen
Un passaggio centrale è rappresentato dal sito 42TČen, già noto come neČT24. Il nome richiama, in forma rovesciata, l’acronimo del canale pubblico ceco ČT24. La BIS ha identificato il sito come un canale informativo subordinato all’apparato statale russo; esperti cechi di comunicazione lo hanno descritto come il successore dell’agenzia propagandistica russa Sputnik, vietata in Repubblica Ceca e nell’Unione europea.
La sua linea editoriale punta a superare la cerchia dei lettori già vicini a Mosca. 42TČen pubblica interviste con politici cechi, spesso critici verso l’Unione europea e la NATO. In seguito invita giornalisti, commentatori e attivisti indipendenti a discutere quelle interviste o le dichiarazioni degli ospiti. I commenti vengono quindi diffusi sulle reti sociali e su altri siti.
Il risultato è un processo di legittimazione progressiva. Il sito fornisce il contenuto iniziale, il politico locale gli attribuisce riconoscibilità, mentre altri interlocutori lo trasformano in materia di discussione. Quando una singola frase viene ripresa da altri mezzi di comunicazione, può perdere il collegamento evidente con la fonte filorussa e presentarsi come una posizione interna al normale confronto politico.
Una dinamica analoga riguarda Nová republika, Pravyprostor, Protiproud e Ruska Pravda. Queste piattaforme cercano interlocutori tra i partiti critici verso Bruxelles e l’Alleanza atlantica, ma anche tra politici con precedenti apparizioni nei mezzi di comunicazione russi o con vulnerabilità finanziarie e reputazionali.
I politici come moltiplicatori
Per la formazione Libertà e democrazia diretta, SPD, un punto di accesso è Ivan David, membro della presidenza del partito ed eurodeputato dal 2019. David gestisce anche Nová republika, che nella rubrica “Fonte estera” pubblica in media circa il 60 per cento dei contenuti traendoli da siti russi. Il ministero dell’Interno ceco ha concluso che il portale presenta temi importanti quasi esclusivamente dalla prospettiva del Cremlino. Il centro studi praghese European Values lo ha inoltre definito uno dei siti di disinformazione più letti del Paese, rilevandone la diffusione sistematica di narrazioni russe.
David interviene anche sul canale nazionale ČT24. In quelle occasioni ha ridimensionato il rischio di un attacco russo all’Unione europea e ha descritto il sostegno occidentale all’Ucraina come una preparazione alla guerra contro la Russia. Nel settembre 2026 ha votato contro una risoluzione del Parlamento europeo che definiva falsificate le elezioni della Duma russa e condannava il loro svolgimento nei territori occupati dell’Ucraina. Con lui hanno votato contro soltanto altri due eurodeputati cechi: Ondřej Dostál e Kateřina Konečná.
Konečná ha guidato il Partito comunista di Boemia e Moravia, KSČM, dal 2021 al 2026 e conserva una visibilità superiore a quella dell’attuale leader Roman Roun. Da anni chiede la revoca delle sanzioni contro la Russia, attribuisce a NATO e Ucraina una parte della responsabilità dell’invasione russa e respinge la responsabilità di agenti russi per le esplosioni nei depositi di munizioni di Vrbětice. Nel 2024 ha dichiarato di sostenere l’uscita della Repubblica Ceca dall’Unione europea e dalla NATO.
Una fondazione legata alla KSČM, Česká nadace 2000, distribuisce dal 2000 finanziamenti a gruppi favorevoli all’uscita dalla NATO o alla diffusione di posizioni filorusse. Tra i beneficiari indicati figurano Slovanský výbor ČR, České mírové hnutí e Klub českého pohraničí; alcune di queste organizzazioni hanno avuto sede direttamente presso la struttura del partito. Dopo il febbraio 2022 la fondazione ha smesso di pubblicare gli importi destinati ai singoli beneficiari. Il volume annuo complessivo sarebbe però rimasto tra 2 e 3,5 milioni di corone per ciascuna organizzazione.
Una costellazione trasversale
Nel Parlamento ceco, tra gli interlocutori indicati per l’ambasciata russa figurano Miroslav Ševčík, deputato indipendente del gruppo SPD, e Jindřich Rajchl, leader del partito PRO. Rajchl ha rilasciato interviste a Voice of Europe, inserito dalla Repubblica Ceca nella lista delle sanzioni come parte di un’operazione d’influenza russa. Dopo l’inserimento del sito nell’elenco, ha negato che fosse pericoloso e ha definito una menzogna deliberata del governo l’allarme sulla minaccia russa.
Rajchl compare regolarmente anche su 42TČen. Dopo la valutazione della BIS sull’origine russa del sito, ha continuato a dire di non vedere problemi nella collaborazione e di considerarlo più affidabile di una parte consistente dei mezzi di comunicazione cechi. Contrario all’aumento delle spese per la difesa, presenta gli acquisti militari come il risultato di un allarmismo artificiale contro Mosca e sposta l’attenzione dall’aggressione russa agli effetti economici delle sanzioni europee.
Nella sua biografia professionale compare anche il rapporto con Bwin, società di gioco e scommesse in rete la cui attività senza licenza nazionale era stata considerata illegale dallo Stato ceco. Due suoi ex collaboratori hanno ricevuto condanne detentive in quel procedimento, mentre Rajchl è comparso come testimone. Il rapporto finanziario di PRO per il 2025 presentava inoltre diverse contraddizioni: il partito dichiarava entrate per sette milioni di corone, quattro dei quali attribuiti a donazioni volontarie.
Tra gli ospiti frequenti di 42TČen c’è Zuzana Majerová, leader di Trikolora e deputata eletta nel 2025 nelle liste SPD. Majerová difende la propria collaborazione con il portale e sostiene che la redazione non abbia mai manipolato le sue risposte. Nel marzo 2026 ha dichiarato che, se agli Stati Uniti fosse consentito attaccare altri Paesi sulla base della percezione di una minaccia, lo stesso diritto non potrebbe essere negato alla Russia. Contraria agli aiuti occidentali all’Ucraina, nell’aprile 2026 ha chiesto sulla stampa russa l’avvio rapido di un dialogo tra Mosca e Praga e la revoca delle sanzioni europee contro la Russia.
Un altro ospite abituale è V. Štěpán, leader del movimento JaSaN. Il sito ufficiale dell’organizzazione ripubblica e annuncia regolarmente le sue interviste a 42TČen. Esperto di energia, Štěpán chiede il ripristino delle forniture di gas russo all’Unione europea e alla Repubblica Ceca e attribuisce gran parte dei problemi energetici del Paese a Ucraina, Polonia, Commissione europea e Stati Uniti. Il gas russo viene presentato come una risorsa praticamente insostituibile.
Štěpán ha raccontato inoltre di aver ricevuto dalla Russia, attraverso “canali non ufficiali”, un segnale sulla disponibilità di Mosca a vendere gas a Praga se fosse stato lui a condurre i negoziati. Il racconto non dimostra un contatto con l’ambasciata o con i servizi segreti russi, ma indica, almeno secondo la sua versione, la possibile esistenza di un canale informale tra alcuni politici cechi e la parte russa.
Il terreno dello scontro
I rapporti con Ponomariova collegano ambienti politici diversi, dalla sinistra comunista alla destra populista. Il punto d’incontro è costituito da alcune posizioni ricorrenti: la richiesta di revocare o attenuare le sanzioni contro Mosca, l’opposizione agli aiuti militari all’Ucraina e la critica all’integrazione europea e atlantica.
L’obiettivo attribuito all’attività russa non sarebbe necessariamente una svolta immediata delle istituzioni ceche. Più gradualmente, la strategia può mirare a cambiare le condizioni del dibattito: rendere più accettabili i dubbi sulla NATO, presentare il sostegno a Kiev come un costo insostenibile, descrivere l’energia russa come insostituibile e trasferire queste tesi nei mezzi di comunicazione più autorevoli attraverso politici riconoscibili.
Resta aperta la questione dell’effettiva capacità di questa rete di spostare l’opinione pubblica e le scelte di governo. La sua influenza, però, non dipende soltanto dal numero di lettori dei siti filorussi: si misura soprattutto nella possibilità che i loro messaggi entrino nel dibattito attraverso interlocutori cechi e raggiungano fasce della società difficilmente accessibili alla propaganda russa diretta.