Omicidio di Alex Pretti: la retorica della Border Patrol di Gregory Bovino in discussione
Subito dopo l’omicidio di Alex Pretti da parte di agenti della Border Patrol a Minneapolis, il comandante Gregory Bovino ha affermato che Pretti intendesse “massacrare gli agenti di polizia”. Questa accusa è priva di fondamento, ma rappresenta la retorica difensiva di Bovino negli ultimi mesi per giustificare le crescenti aggressioni degli agenti durante le operazioni anti-immigrazione ordinate dall’amministrazione Trump, riporta Attuale.
Bovino, 55 anni e di origini calabresi, è membro della Border Patrol da 30 anni. Già nel gennaio 2025, prima dell’insediamento di Trump, guidò l’operazione “Ritorno al mittente”, mediante la quale la Border Patrol condusse rastrellamenti in California per arrestare e espellere immigrati irregolari. Questa operazione è considerata un pioniere delle iniziative più massicce attuate dall’amministrazione Trump.
Lo scorso agosto, Bovino è stato a capo di un’operazione che ha comportato l’arresto di oltre 5.000 persone nell’area di Los Angeles. Da allora ha coordinato interventi in altre città, tra cui Chicago e New Orleans, e più recentemente a Minneapolis. La Border Patrol collabora frequentemente con l’ICE, l’agenzia principale per il controllo dell’immigrazione.
Negli ultimi tempi, Bovino è apparso in numerosi programmi televisivi per difendere le modalità brutali con cui i suoi agenti e quelli dell’ICE cercano e arrestano presunti immigrati irregolari. Ha affermato che le operazioni sono condotte in modo “legale, etico e morale“, orientate all’espulsione di quelli che definisce criminali. Tuttavia, un numero crescente di arrestati negli ultimi mesi non ha precedenti penali ed include cittadini statunitensi e residenti legali.
In modo controverso, Bovino ha sostenuto che le vere “vittime” dell’omicidio di Pretti siano stati gli agenti, che si sono trovati in una situazione pericolosa. Durante una conferenza stampa, ha rivelato che gli agenti coinvolti sono ancora in servizio, ma trasferiti per motivi di sicurezza.
Bovino è sotto accusa in diverse cause per abuso di autorità nei confronti di presunti immigrati irregolari e manifestanti. Durante l’operazione a Los Angeles, alcuni suoi agenti hanno arrestato un adolescente con disabilità, rilasciandolo alcune ore dopo per errore. Inoltre, è avvenuto il decesso di due lavoratori messicani e guatemaltechi durante arresti.
Le tattiche aggressive, come l’uso di gas lacrimogeni contro i manifestanti, sono state criticate e replicate in varie città. Due giorni prima dell’omicidio di Pretti, Bovino è stato ripreso mentre lanciava gas lacrimogeno contro dei manifestanti a Minneapolis.
Con oltre 100.000 follower su Instagram, Bovino mostra frequentemente foto di persone arrestate e presenta i suoi interventi in uno stile che ricorda le produzioni cinematografiche di Trump, cercando di posizionare le sue operazioni come “non politiche“.
Bovino indossa spesso un cappotto verde militare, un abbigliamento che ha suscitato polemiche per il suo richiamo a uniformi militari storiche. Questo abbigliamento è visto da molti come simbolo della militarizzazione progressiva della Border Patrol, che sta avvenendo anche in ICE, dove sono stati allentati i requisiti di reclutamento.