Il Consiglio di Pace, sancito dalla firma di Benjamin Netanyahu, rappresenta una risposta agli attuali conflitti nella regione. Tuttavia, l’entusiasmo di Washington è temperato dalla realtà: sono stati promessi solo cinque miliardi per la ricostruzione di Gaza, a fronte di stime che indicano la necessità di almeno 50 miliardi di dollari per recuperare le devastazioni generali, riporta Attuale.
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – In un contesto elettorale, il Ministro degli Esteri Israeliano Gideon Sa’ar rappresenta Netanyahu a Washington, escludendo la presenza del Primo Ministro nel suo ottavo incontro con Donald Trump in poco più di un anno. Questo segnale rispecchia le tensioni interne, poiché Netanyahu ha aderito al Board of Peace, sottoscritto sotto pressione americana.
I Paesi
Ben ventisei nazioni, oltre a Israele, hanno accolto con favore l’invito a far parte del “Board” come Stati fondatori. Tra questi, si trovano Turchia, Qatar, Giordania, Arabia Saudita, Indonesia e Emirati Arabi. L’Europa è rappresentata solo da Bulgaria, la cui adesione è ancora in attesa di ratifica parlamentare, e Ungheria, con l’Italia partecipante in qualità di osservatore. L’opposizione di Netanyahu alla presenza turca e qatarina, accusati di sostegno al terrorismo, non ha ostacolato l’iniziativa di Trump, che li definisce alleati.
La struttura
Il Consiglio ha una struttura piramidale, con Donald Trump al vertice, dotato di poteri quasi assoluti: solo lui può estromettere membri e ha diritto di veto su ogni decisione. Faranno parte del comitato esecutivo personalità di spicco come Marco Rubio, Tony Blair, Jared Kushner e Steve Witkoff.
L’ambizione
Nickolay Mladenov, già coordinatore delle Nazioni Unite, sarà il coordinatore sul campo a Gaza, gestendo i 363 chilometri quadrati durante questa fase transitoria. Trump considera il Consiglio come un potenziale strumento globale in competizione con le Nazioni Unite, puntando a un largheggiamento della sua influenza.
La forza multinazionale
Per mantenere la stabilità a Gaza, Trump ha proposto l’invio di soldati internazionali. Finora, l’Indonesia ha manifestato la disponibilità a inviare 8.000 militari. Mentre le forze israeliane rimangono dislocate in gran parte della Striscia di Gaza, la situazione resta caotica, con scontri frequenti. La missione internazionale avrà la difficile compito di disarmare Hamas, un’operazione che potrebbe incontrare resistenze significative, dato che Netanyahu continua a considerare anche le armi leggere come potenziali minacce.
18 febbraio 2026