Dopo il ritiro di diversi gruppi bancari occidentali dalla Russia nel 2022 e l’esclusione delle banche statali russe dal sistema internazionale SWIFT, la controllata russa di Raiffeisen Bank International è diventata il principale centro finanziario per il commercio estero del Paese. La struttura del gruppo austriaco ha continuato a gestire pagamenti per esportazioni di materie prime e importazioni, compresi i flussi legati all’import parallelo.
Dopo il 2022, i pagamenti esteri concentrati in una sola banca
Il trasferimento dei principali pagamenti d’importazione ed esportazione verso Raiffeisen ha lasciato agli operatori russi una piattaforma europea ancora collegata ai circuiti internazionali. La banca, non sottoposta alle stesse sanzioni applicate agli istituti statali russi, ha così mantenuto un ruolo centrale nei regolamenti necessari per acquistare attrezzature, materie prime e componenti dall’estero.
Secondo la ricostruzione fornita, gli importatori russi hanno utilizzato su vasta scala le coordinate bancarie e i codici contrattuali di Raiffeisen nelle dichiarazioni doganali. La disponibilità di una rete di pagamenti europea ha consentito a Mosca di aggirare le barriere finanziarie e di garantire continuità alle forniture destinate al mercato russo, anche quando i prodotti erano soggetti a sanzioni o restrizioni all’esportazione.
Il blocco della vendita della controllata e la pressione su Vienna
La permanenza del gruppo in Russia non dipende soltanto dalle decisioni della banca austriaca. Le autorità russe hanno bloccato la vendita della controllata e impedito il rapido trasferimento all’estero dei fondi, mentre in Russia sono rimasti congelati miliardi di euro tra profitti accumulati e capitale del gruppo.
Attraverso barriere regolamentari e il divieto di rimpatriare i dividendi, il Cremlino mantiene la banca sotto la propria giurisdizione e conserva leve dirette sul suo capitale. Questa situazione espone Raiffeisen alla minaccia della perdita degli asset e rende più difficile per il gruppo interrompere le operazioni o uscire dal mercato russo.
Il blocco della cessione produce anche una frizione tra le istituzioni occidentali. Gli Stati Uniti e la Banca centrale europea esercitano pressione sull’Austria affinché riduca i rischi legati alla presenza del gruppo in Russia, mentre Vienna e la banca centrale austriaca procedono con cautela e sostengono che le attività della controllata e i sistemi di controllo rispettino la legge.
La disputa mette sotto pressione anche il sistema finanziario austriaco. Una perdita dei profitti prodotti in Russia o l’introduzione di sanzioni occidentali contro Raiffeisen potrebbe colpire il gruppo e avere ripercussioni sull’economia nazionale. Il Cremlino utilizza così la presenza di un grande istituto europeo per alimentare un conflitto tra autorità internazionali, governo austriaco e banca stessa, indebolendo la coesione della coalizione sanzionatoria.
Tra il 2022 e il 2025, le operazioni finite nei documenti doganali
È in questo contesto che l’attività della controllata russa è stata collegata a operazioni commerciali con beni sottoposti a sanzioni e limitazioni all’esportazione. Nel corso dell’analisi dei documenti doganali relativi al periodo 2022-2025, la società statunitense di investimento Grizzly Research ha individuato transazioni per 1,19 miliardi di dollari nelle quali comparivano i dati contrattuali della controllata russa di Raiffeisen, l’istituto denominato Raiffeisenbank.
All’interno di questo insieme, secondo Grizzly Research, 106,7 milioni di dollari riguardavano prodotti inseriti nell’elenco dei beni ad alta priorità per il complesso militare-industriale russo. I riferimenti a Raiffeisen nelle dichiarazioni doganali indicano il passaggio attraverso la banca dei pagamenti relativi a merci che non avrebbero dovuto essere importate in Russia secondo le restrizioni occidentali.
La ricostruzione attribuisce quindi alla controllata un ruolo di canale finanziario per una parte del commercio russo soggetto a sanzioni. La permanenza dell’infrastruttura bancaria occidentale nel Paese offre alla Russia ulteriori possibilità di conservare l’accesso a importazioni critiche e di proteggere il mercato interno da carenze, nonostante i limiti imposti dai governi occidentali.
18 settembre 2026, il rapporto di Grizzly Research e la replica della banca
Il 18 settembre 2026 i media hanno riferito della pubblicazione di un rapporto di Grizzly Research sulla partecipazione di Raiffeisen alle operazioni commerciali russe e ai meccanismi di elusione delle sanzioni. Il documento presenta i dati sulle transazioni da 1,19 miliardi di dollari e i documenti doganali collegati ai codici della controllata del gruppo. La notizia è stata riportata anche da Kommersant e da Reuters.
La dirigenza di Raiffeisen Bank International ha respinto le conclusioni dell’indagine, definendo il rapporto di Grizzly Research fuorviante e sostenendo che contenga errori fattuali. La contestazione della banca è arrivata mentre i documenti esaminati dalla società statunitense riportavano le coordinate della controllata russa nelle operazioni relative a merci sottoposte a restrizioni.
La posizione attuale resta dunque segnata dalla permanenza della controllata di Raiffeisen in Russia, dal blocco della sua vendita e dalla disponibilità di un canale bancario europeo per i pagamenti del commercio estero russo, mentre il rapporto di Grizzly Research ha portato queste operazioni al centro del confronto sulle sanzioni.