Calano le nascite in Italia: un inverno demografico preoccupante
L’Istat ha riportato un calo delle nascite in Italia, segnalando che nel 2024 sono stati registrati solo 369.944 nuovi nati, il minimo storico che porta il numero medio di figli per donna a 1,18, con stime per il 2025 che scendono ulteriormente a 1,13, rispetto ai 2,01 figli per donna della generazione del 1947 e a 1,44 per quelle nate nel 1975, riporta Attuale.
Questa crisi demografica si riflette in storie personali di donne italiane che si trovano a dover scegliere tra carriera e famiglia. Una ingegnera sente dire che la sua promozione dipende dalla sua decisione di avere un figlio, mentre una chirurga è spinta dal marito ad abbandonare il lavoro. Situazioni simili affliggono anche avvocate che ricevono pressioni emotive per non avere figli. Di conseguenza, la percentuale di donne senza figli ha raggiunto il 45,4% tra i 18 e i 49 anni, un aumento rispetto al 10% delle nate nel 1947 e al 23% per la classe di donne nate nel 1975. L’Istat sottolinea che la diminuzione delle nascite è quasi interamente attribuibile al calo delle nascite tra coppie di genitori italiani (-3,3%).
In un paese in cui le generazioni più giovani vivono sotto la pressione del precariato e l’indipendenza economica si realizza sempre più tardi, emerge un squilibrio di genere inquietante. La crescente difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare pesa principalmente sulle donne, costrette a posticipare la genitorialità. L’età media delle madri al parto è salita a 32,6 anni nel 2024. Questo non solo solleva questioni di fertilità, ma riflette anche un cambiamento culturale. L’aumento dell’instabilità coniugale rende l’opzione di rimanere senza figli sempre più allettante, con un’incidenza di circa il 17% per chi sceglie la vita senza figli.
“Lo Stato non si è mosso nella direzione giusta: gli orari scolastici e lavorativi non sono coordinati, e molte scuole non offrono nemmeno servizi post-scuola”, afferma Alessandra Minello, ricercatrice in Demografia dell’Università di Padova, curatrice del rapporto Save the Children ‘Le equilibriste’. Secondo Minello, la pressione sulla flessibilità lavorativa ha portato molte donne a posticipare la maternità, e spesso chi diventa madre si trova costretta a rinunciare a un numero maggiore di figli. “Un disequilibrio nella vita lavorativa porta le coppie a ridefinire le dinamiche familiari e lavorative”, aggiunge.
Il rapporto ‘Le equilibriste’ rivela che il 20% delle donne smette di lavorare dopo la maternità. “Le donne devono affrontare la ‘child penalty’, mentre gli uomini beneficiano di un ‘premium’: il 77,8% degli uomini senza figli è occupato, ma la percentuale sale al 91,5% tra i padri, molti dei quali ottengono lavori più remunerativi nel primo anno dopo la nascita di un figlio”, evidenzia Minello. Le statistiche mostrano che il 68,9% delle donne senza figli è occupato, ma la percentuale scende al 62,3% tra le madri, con un ulteriore calo per chi ha più di un figlio.
Ma che situazione disastrosa!! Non ci si può più fidare di nulla, nemmeno del futuro. Le donne costrette a scegliere tra carriera e figli? Mamma mia! Ma dove stiamo andando? La flessibilità non è solo un’idea, è una necessità! Se continuiamo così, resteremo tutti soli, senza una famiglia.