Problemi di contaminazione nell’omicidio di Chiara Poggi
GARLASCO (Pavia) – Recenti sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco 18 anni fa, hanno rivelato che il DNA maschile rinvenuto sul tampone orale della vittima appartiene a un altro cadavere esaminato nella stessa sala autoptica. Questo risultato ha indotto la Procura ad affidare l’incarico di esaminare la situazione all’antropologa e medico legale Cristina Cattaneo, dell’Università degli studi di Milano, per una “valutazione più ampia degli elementi raccolti, sia in sede medico-legale sulla vittima, sia sul luogo del delitto”, riporta Attuale.
La ricerca del presunto Ignoto 3 si è chiusa rapidamente, come comunicato ieri dalla Procura di Pavia, la quale ha emesso il quarto comunicato relativo alle nuove indagini su Andrea Sempio. La caccia a un possibile complice, iniziata il 11 luglio con i primi risultati dei test condotti dalla genetista Denise Albani, ha suscitato accesi dibattiti tra esperti sulla possibilità che il DNA fosse contaminato piuttosto che il risultato di una vera traccia di un complice.
Contrariamente alle speculazioni di alcuni esperti, la Procura il 19 luglio aveva smentito qualsiasi “ipotetica scelta della Procura basata su congetture”. Mentre il dibattito su Ignoto 3 proseguiva, la Procura ha deciso di approfondire le analisi scientifiche considerando la possibile contaminazione dovuta ai precedenti esami autoptici. I genetisti Carlo Previderè e Pierangela Grignani, consulenti della Procura, hanno confrontato cinque uomini deceduti e sottoposti ad autopsia prima di Chiara Poggi, scoprendo “una concordanza” con un cadavere con codice anonimo 153E.
L’avvocata Angela Taccia, che difende Sempio, ha commentato che “più si approfondiscono gli accertamenti e le indagini, più si concretizza tutto quello che abbiamo sostenuto. Attendiamo, ma la verità su Sempio salterà fuori presto: lui non c’entra niente”. D’altra parte, Gian Luigi Tizzoni, legale dei Poggi, ha affermato che i dati confermano la tesi della contaminazione e indicano la responsabilità di Stasi. Le difese di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, considerano il fatto della contaminazione in sala autoptica “un dato gravissimo che dimostra, ancora una volta, la totale inaffidabilità degli accertamenti svolti nel 2007”. Gli avvocati concludono che questi eventi compromettono le valutazioni effettuate durante il processo a carico di Stasi e che sono sufficienti per richiedere una revisione della sua condanna.