Il dialogo nel bipolarismo: riflessioni a 80 anni dall’Assemblea Costituente di Roma

25.06.2026 03:25
Il dialogo nel bipolarismo: riflessioni a 80 anni dall'Assemblea Costituente di Roma

Ottant’anni dall’Assemblea Costituente: riflessioni sul futuro politico dell’Italia

Roma, 25 giugno 2026 – Esattamente 80 anni fa si riuniva per la prima volta l’Assemblea Costituente. Dopo l’appello alla concordia dell’eletto più anziano, Vittorio Emanuele Orlando, e il breve saluto del Presidente del Consiglio in carica, De Gasperi, si procedette all’elezione di Saragat come Presidente dell’Assemblea. Il giorno seguente fu Saragat a pronunciare il suo discorso, recentemente proposto come tema di maturità, mentre il successivo 28 giugno Enrico De Nicola fu eletto Capo provvisorio dello Stato, riporta Attuale.

Questi inizi solenni erano già segnati da un delicato intreccio con le dinamiche internazionali: il 28 era stata presentata e discussa un’interrogazione sulla revisione dei confini a favore della Francia. Nello scorso anno si avvertirono le lacerazioni della Guerra Fredda che hanno inciso sul carattere ultra garantistico della Seconda Parte della Costituzione, oggetto di diversi tentativi, per lo più non riusciti, di aggiornamento. Al contrario, il valore permanente dell’intesa sulla Prima Parte e i principi fondamentali sono divenuti sempre più patrimonio comune.

Per far fronte a queste necessità di aggiornamento, spesso si ripropone l’idea di una nuova Costituente. Tuttavia, tale proposta risulta inopportuna. Essa implica una concezione di anno zero, mirante a un rifacimento integrale del testo, che è errata. Inoltre, si presume che le difficoltà nel realizzare riforme condivise siano di natura tecnica, mentre sono piuttosto collegate all’incapacità di riconoscere la legittimità dell’avversario nel processo di riforma. Tale incapacità non verrebbe meno nemmeno creando una sede parallela al Parlamento attuale. Il Cile, che ha eletto recentemente due Assemblee costituenti a latere del Parlamento, ha mostrato che entrambe le sedi possono incorrere in difficoltà d’ascolto, portando all’approvazione di progetti divisivi.

In aggiunta, c’è una seconda strada ugualmente sbagliata che suggerisce di rilanciare la capacità di ascolto tramite la riproporzionalizzazione del Parlamento, senza alcun incentivo maggioritario. Questa visione, definita provvidenzialismo delle regole, suggerisce che cambiando il sistema elettorale, le intese si produrrebbero automaticamente. Esperienze storiche di Italia e Germania negli anni ’20 e ’30 avrebbero dovuto mettere in guardia contro tale mentalità, considerando che la legislazione elettorale ha già spostato coerentemente le scelte sugli elettori a livello locale.

Dobbiamo dunque non utilizzare il dialogo contro il bipolarismo, ma favorire il dialogo all’interno del bipolarismo. Non si comprende perché ciò che fu possibile nel bipolarismo ben più drammatico della Guerra Fredda non dovrebbe esserlo oggi, specialmente nella prossima legislatura, iniziando dall’aggiornamento di un bicameralismo che ha perso senso.

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