Re Carlo III indirizza il Congresso Usa: un appello alla cooperazione e alla pace sostenibile
In un discorso appassionato di 28 minuti al Congresso degli Stati Uniti, Re Carlo III ha sottolineato l’urgenza di affrontare le sfide globali, dall’emergenza climatica alla guerra in Ucraina, conquistando un’ovazione bipartisan. «Viviamo tempi più volatili e duri di quelli di mia madre quando parlò in questa assemblea nel 1991», ha esordito, citando la sua defunta madre, Elisabetta II, e riflettendo sull’importanza della «special relationship» tra Regno Unito e Stati Uniti, riporta Attuale.
Il Re ha richiamato l’attenzione sul fatto che la Magna Carta è stata citata in almeno 160 atti della Corte Suprema americana, illustrando che il potere esecutivo deve rispettare controlli e bilanciamenti. Ha inoltre accennato alla cooperazione passata nel corso della storia, ricordando come entrambi i popoli abbiano affrontato sfide comuni, dalle guerre mondiali ai conflitti contemporanei.
In seguito, Carlo ha citato le parole di Abraham Lincoln, affermando che, sebbene le parole possano essere facilmente dimenticate, le azioni rimarranno nella memoria storica. «Facciamo in modo che i nostri due Paesi si rifacciano un giuramento di abnegazione nel servizio al bene comune», ha esortato, invitando a riflettere sull’importanza di una pace giusta e duratura in Ucraina e sull’urgenza di combattere il cambiamento climatico.
Il Re ha anche fatto riferimento agli eventi dell’11 settembre, evidenziando il potere della Nato come stabilizzatore della sicurezza comune. Ha ricordato che «le alleanze tra Usa e Regno Unito non sono solo strategiche, ma si basano su 250 anni di principi condivisi», in un chiaro messaggio di unità e resilienza di fronte alle sfide collettive.
Il discorso di Re Carlo III, caratterizzato da una profonda introspezione e una visione a lungo termine, ha trovato eco in una risposta della platea, trasmettendo un messaggio di speranza e di necessità di agire insieme per costruire un futuro di pace e sostenibilità per tutti i popoli.