Il dramma di Edoardo Bove: “Ho rifiutato milioni, volevo solo tornare a giocare”

19.10.2026 03:55
Il dramma di Edoardo Bove: "Ho rifiutato milioni, volevo solo tornare a giocare"

Il dramma di Edoardo Bove: ritorno alla vita dopo l’arresto cardiaco

Roma, 19 ottobre 2026 – “Non ricordo niente, quel giorno è come se non avessi vissuto”. La voce di Edoardo Bove rompe il silenzio in un docufilm che esplora la sua battaglia contro la vita e la morte. Le immagini crude mostrano il suo cuore isolato in sala operatoria alle Torrette di Ancona, dove un’ablazione che doveva avvenire non si è realizzata. Il defibrillatore sottocutaneo diventa simbolo di una lotta personale e sportiva, narrata nel film In un battito di Giovanni Troilo, in uscita nelle sale dal 16 al 18 novembre. Ieri si è tenuta l’anteprima al Teatro Olimpico di Roma, nell’ambito della Festa del Cinema, riporta Attuale.

Il dramma di Bove avviene il 1° dicembre 2024, durante la partita Fiorentina-Inter, quando crolla in campo. “Mi era girata un pochino la testa e poi ricordo di essermi svegliato in ospedale”, racconta. Ma il suo viaggio doloroso non si ferma qui; in ambulanza ha la sensazione di perdere il braccio, come se il corpo stesse abbandonando la vita. “Nel momento dell’arresto cardiaco. Ma me l’hanno raccontato i miei”, aggiunge.

Nella pellicola, Bove esprime quanto poco gli importi della cifra di sette milioni di euro della sua assicurazione: “Per me la cosa fondamentale era tornare in campo e ce l’ho fatta”. Quindici mesi dopo il suo dramma, con un animo rinnovato, il calciatore ha affrontato un notevole percorso di riabilitazione. “Nel film, ho chiesto subito di rivedere le immagini perché volevo capire cosa fosse successo”, spiega. Ora, quelle immagini non lo turbano più, grazie a un’evoluzione personale.

Nonostante le paure manifeste, Bove si è recato da specialisti in tutto il mondo. Confida: “Ho sentito pareri di grandissimi esperti che mi hanno aiutato a tornare in campo tranquillo”. Prima dell’arresto, aveva sofferto di una miocardite durante il Covid, una condizione che ha lasciato segni minimi, ma ora afferma di essere a posto: “Non esiste una patologia”.

Nel documentario emerge una forte introspezione. Bove riflette sulla sua ricerca di felicità: “Ho capito più o meno dove cercarla, ma la verità è che siamo sempre tutti alla continua ricerca. E forse ancora non ci sono arrivato”. Inoltre, rassicura che la decisione di continuare a giocare è stata una sua scelta e non un condizionamento paterno.

Il film cattura il dolore e la resilienza di Bove. “Ho trasformato un momento di difficoltà in un momento di ascolto di me stesso”, dichiara. Questo approccio positivo si riflette nei suoi pensieri sull’opportunità di tornare a giocare in serie A: “So che c’è tanta ricerca in Italia. Ho visto l’ok allo sciatore dato dal professor Corrado di Padova. C’è un lavoro incredibile da parte di tutti i cardiologi”.

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