Il funerale di Ali Khamenei si conclude a Mashhad dopo sei giorni di cerimonie funebri

10.07.2026 04:45
Il funerale di Ali Khamenei si conclude a Mashhad dopo sei giorni di cerimonie funebri

Funerali di Ali Khamenei: un corteo di massa segna la fine di un’era in Iran

Il corteo funebre di Ali Khamenei si è svolto a Mashhad, sua città natale, il 9 luglio 2026, dopo che il leader supremo dell’Iran è stato ucciso durante raid israelo-americani. La bara di Khamenei è stata trasportata tra migliaia di sostenitori, in un’atmosfera di lutto e vendetta, riporta Attuale.

Al terminal dell’aeroporto, centosessantotto zaini colorati commemorano i bambini della scuola di Minab, vittime del raid che ha segnato l’inizio di un conflitto devastante. Il carico emotivo amplifica il significato della cerimonia, in cui Khamenei è salutato per l’ultima volta dai “figli” martirizzati.

Mashhad, oltre a essere il luogo di nascita di Khamenei, ospita il santuario dedicato all’Imam Reza, uno dei centri spirituali più importanti dell’Iran. La cerimonia ha visto la partecipazione di migliaia di persone, mentre i media ufficiali parlano di “milioni” che si uniscono al saluto finale. Le immagini evocano il funerale di Ruhollah Khomeini nel 1989, cercando di ricreare la stessa atmosfera di venerazione e potere.

Le strade di Mashhad si presentavano immerse nei colori del lutto e della vendetta, con bandiere della Repubblica islamica a contrasto con il nero dei veli. La presenza del rosso, simbolo di vendetta, ha caratterizzato il corteo, mentre striscioni caricaturali di Donald Trump e avvertimenti di “sarà versato del sangue” nei confronti di Benjamin Netanyahu riflettevano l’atmosfera di tensione internazionale che circonda il paese. I temi ripetuti erano quelli del antiamericana e anti-israeliana, manifestati attraverso slogan cantati da bambini insieme ai genitori, utilizzando il corteo come lezione di storia.

Un commerciante di Mashhad ha dichiarato che “qui tutti cercano vendetta”, a dimostrazione del clima di forte tensione e mobilitazione nazionale. La celebrazione funebre ha segnato la conclusione di sei giorni di riti, progettati dal regime per esibire forza e unità, mentre le forze militari statunitensi continuano a colpire nella regione.

Durante le preghiere finali all’interno del santuario, la cerimonia è stata condotta non da Mojtaba Khamenei, successore ferito, ma dal primogenito Mostafa. La sua assenza ha riacceso speculazioni su un futuro incerto per la leadership iraniana, mentre la frattura della narrazione del regime continua a essere palpabile. La segnalazione di una possibile apparizione di Mojtaba a Qom rimane non confermata.

Il viaggio da Teheran a Mashhad si è trasformato in un’illustrazione del potere del regime, anche se chi osserva al di fuori non può fare a meno di notare la disconnessione tra l’immagine pubblica e le verità nascoste. La potenza del lutto e della commemorazione si scontra con le esperienze quotidiane di una popolo oppresso, il cui benessere è stato trascurato per decenni. Numerose voci, critiche della leadership di Khamenei, emergono come sintomi di una società in subbuglio, ormai prostrata dalla crisi economica e dalla repressione.

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