Roma, 3 gennaio 2026 – Claudio Mencacci, presidente Sinpf (Società italiana di neuropsicofarmacologia), ha evidenziato che le diagnosi di cleptomania sono sorprendentemente basse, sotto l’1%. Il profilo dei cleptomani si distingue nettamente da quello dei criminali comuni, poiché il furto raramente è motivato dalla necessità o dal desiderio. L’importanza di distinguere queste due situazioni è cruciale, riporta Attuale.
Qual è la leva che muove i cleptomani
Secondo il professor Mencacci, le persone affette da cleptomania, pur avendo i mezzi economici per acquistare gli oggetti, spesso disfano ciò che hanno appena rubato una volta lontane dalla scena del reato. Sebbene riconoscano la propria condotta scorretta, non riescono a resistere all’impulso. Questa lotta interna è caratterizzata da una tensione che si allevia solo attraverso l’atto del furto, con conseguenti sensi di colpa e timore di essere scoperti, generando anche episodi depressivi. La cleptomania può manifestarsi in forma episodica, ma può trasformarsi anche in una condizione cronica e protratta per anni, iniziando tipicamente durante l’età adolescenziale.
I furti nei negozi e nei supermercati
Nel 2024, si stima che i furti nei negozi e supermercati in Italia abbiano generato perdite per oltre 4 miliardi di euro, secondo un’indagine di NielsenIQ, che ha ricevuto il patrocinio di Checkpoint Systems.
I cleptomani sono più donne che uomini
Il professor Mencacci ha anche notato che la maggior parte dei cleptomani sono donne, con un rapporto attuale di tre a uno rispetto agli uomini, rispetto al precedente riscontro di 2 a 1. “Questa condizione tende a diventare cronica” sottolinea. A differenza dei furti pianificati, il cleptomane vive un crescente disagio interiore che trova il suo unico sfogo nel momento del furto.
I casi di cleptomani vip
I cleptomani noti, evidenzia Mencacci, presentano comportamenti distintivi: il furto non è mai motivato da necessità o desiderio. Si manifesta piuttosto come un impulso irrefrenabile. Questo può riguardare anche persone famose, alle quali è richiesto di mantenere una certa immagine pubblica, mentre affrontano non solo sensi di colpa e depressione, ma si trovano anche a rischiare pensieri suicidi legati alla loro esposizione al giudizio sociale e all’ansia.
La correlazione con la dipendenza da sostanze
Mencacci sottolinea un’aspetto significativo: “C’è una correlazione tra l’impulso della cleptomania e il disturbo da abuso di sostanze. I meccanismi biologici alla base di entrambe le condizioni sono simili”.
Che cos’è il craving del cocainomane
Il professor Mencacci paragonando il craving dell’alcolista o del cocainomane al bisogno del cleptomane, indica un’analogia. Inoltre, il disturbo colpisce prevalentemente il sesso femminile, evidenziando un legame con disturbi quali la bulimia nervosa. Durante questo processo, c’è tensione e successivo sollievo, poiché dopo aver rubato, il cleptomane prova un’immediata e fugace sensazione di piacere, seguita però da pentimento e rimorso, che dominano successivamente le emozioni della persona, consapevole di aver agito contro le proprie convinzioni morali.
Incredibile, sembra che questa malattia venga sottovalutata! È pazzesco pensare che ci siano persone che, pur avendo la possibilità di acquistare, si ritrovano in questa spirale di furti… Spero che ci sia più comprensione e supporto per chi soffre di cleptomania. Non è solo un crimine!