Il Pd in difficoltà sulla definizione di antisemitismo: voto contrario in arrivo se non cambia

23.09.2026 05:45
Il Pd in difficoltà sulla definizione di antisemitismo: voto contrario in arrivo se non cambia

Il PD si oppone alla definizione di antisemitismo, possibile spaccatura interna

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha dichiarato che il partito voterà contro se non verrà modificata la definizione di antisemitismo. Questa affermazione è emersa al termine di una lunga riunione del gruppo parlamentare, durata quattro ore, durante la quale Schlein ha espresso il suo orgoglio per la capacità del PD di discutere e confrontarsi, riporta Attuale.

La decisione finale è stata quella di rivolgere un appello al centrodestra affinché riveda la definizione proposta dall’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), contestata per il suo inclusive che include critiche alla politica israeliana. È opportuno notare che è stato il governo Conte 2 a integrarla nell’ordinamento italiano, come fatto anche dall’Unione Europea.

La proposta iniziale di astensione era stata avanzata dall’ex segretario Piero Fassino, dopo che al Senato la parte riformista del PD aveva votato a favore della misura, contrariamente all’astensione del gruppo. Tuttavia, le posizioni interne ed esterne al partito si sono fatte più forti, con richieste di voto contrario provenienti da forze come Avs e il Movimento 5 Stelle. Schlein ha dichiarato: “Se quella definizione sarà cambiata, siamo disponibili a votare a favore di questa legge, poiché il contrasto all’antisemitismo è nel nostro DNA. Se invece non sarà cambiata, si evidenzierà la natura strumentale dell’operazione da parte della destra e noi voteremo contro”. Si profila, dunque, una significativa spaccatura con la componente riformista.

Ieri, il PD, il Movimento 5 Stelle, l’Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa hanno presentato un pacchetto di circa quaranta emendamenti alla riforma della legge elettorale in discussione alla Camera. Le proposte ricalcano sostanzialmente quelle già avanzate al Senato. “Presenteremo questi emendamenti in Commissione e poi nuovamente in Aula, nonostante sembra che il governo intenda porre la questione di fiducia. Una scelta che evidenzia le difficoltà della maggioranza nel mantenere unite le varie posizioni,” hanno chiarito i firmatari, tra cui Simona Bonafè (PD), Alfonso Colucci (M5S), Filippo Zaratti (Avs), Maria Elena Boschi (Iv) e Riccardo Magi (+Europa).

Se in Parlamento si tentano esperimenti di unità e ampliamento della coalizione, il PD sembra ritardare nella definizione del programma. “Continuiamo a ribadire: prima il programma e poi le primarie, ma sembra una dilazione infinita,” osserva un senatore. Non risultano appuntamenti in agenda per definire il programma da presentare alla coalizione. È stata convocata l’assemblea nazionale necessaria per votare la deroga statutaria al congresso e prorogare il mandato a Schlein. L’intenzione sembra essere quella di “andare a sedersi attorno al tavolo della coalizione, a mani libere,” secondo quanto riportato da un deputato della maggioranza. Questo è in contrasto con Avs, che il 18 ottobre a Roma tirerà le fila del percorso avviato sulla piattaforma Decidiamo.

Di fronte a un Giuseppe Conte che sta occupando largamente il campo programmatico della coalizione, con la proposta di definirsi “Alleanza per la Costituzione”, il silenzio del PD risulta particolarmente evidente. Dal Nazareno si replica che ci sono già iniziative comuni riguardanti il salario minimo, il congedo paritario, la sanità e altro. Inoltre, ci sono settori, come le politiche industriali, guidate da Andrea Orlando, che hanno avviato un percorso di seminari di studio. Tuttavia, il dibattito chiave rimane sulla politica internazionale e sull’invio di armi all’Ucraina, in merito alla quale sicuramente la base è divisa. È soprattutto incerto se Schlein possa competere credibilmente con Conte alle primarie senza una precisa linea politica, e non solo sul fronte ucraino.

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