Gherardo Colombo: “L’educazione è la chiave per modificare la cultura della parità”
Milano – “La cultura si modifica non con le leggi ma attraverso l’educazione: parlare con i giovani, andare nelle scuole, è fondamentale perché i bambini e i ragazzi aiutano gli adulti a modificare le loro prospettive”, riporta Attuale.
L’ex magistrato Gherardo Colombo, in collaborazione con i coautori Fabio Caon e Tiziana Spadon, affronta nel libro ‘Siamo pari! – Allenarsi alla parità di genere’ (Salani Editore) una questione cruciale della società, con la prefazione di Gino Cecchettin.
Quali sono, a suo avviso, le radici profonde delle discriminazioni?
“Le radici affondano in una cultura patriarcale ancora diffusa. Per comprenderlo basta chiedersi chi si prende cura della casa, chi fa i letti. Nella maggior parte dei casi sono ancora le donne, e questo è una spia piuttosto significativa”.
Questo fattore è alla base anche del dramma dei femminicidi e della violenza sulle donne?
“Più la donna è discriminata e considerata inferiore, più rischia di rimanere vittima di violenza. È, purtroppo, una correlazione diretta”.
È stata utile una misura come il Codice rosso?
“Sono convinto che le leggi aiutano raramente e che la cultura si modifica attraverso l’educazione. L’approccio punitivo può servire quando è in pericolo l’incolumità di una persona ma non aiuta a crescere. Bisogna, piuttosto, operare in ambito scolastico e familiare”.
Un discorso che vale anche per le quote rosa?
“Preferisco cercare di arrivare alla parità attraverso la cultura. Va incentivata non solo perché lo dice la Costituzione ma anche perché sappiamo quanto sia fondamentalmente ingiusto il fatto che un uomo sia privilegiato rispetto a una donna. Invece le discriminazioni esistono in tutti gli ambiti della società, dalla famiglia al lavoro. Anche il meccanismo della nuova legge elettorale, tra l’altro, rischia di ridurre il numero delle donne in Parlamento”.
Il vostro libro è pensato anche come un manuale per le scuole, un allenamento quotidiano alla parità. Ha fiducia nei giovani?
“Per innescare un cambiamento è fondamentale partire dai giovani e io ho molta fiducia in loro. Ogni anno incontro circa 50mila ragazzi in tutta Italia, tra iniziative in presenza e online, e li vedo sempre molto coinvolti. Quando devo alzarmi presto, per arrivare in una scuola lontana, a volte mi chiedo chi me lo fa fare. La risposta è nel coinvolgimento dei giovani, che sono il nostro futuro”.
Nelle scuole si fa abbastanza per trasmettere questi messaggi?
“La scuola non è un monolite, dipende dalla sensibilità di chi ci lavora. Ci sono scuole innovative e altre che invece hanno un approccio più tradizionale. Quello che secondo me è importante è regolare l’utilizzo dei social, anche attraverso divieti, e introdurre l’educazione all’affettività”.