Rischi e opportunità nell’abolizione del bollo auto in Italia
Roma, 23 settembre 2026 – L’abolizione del bollo auto si presenta come una misura controversa, che rischia di essere sia la più popolare che l’ultima manovra economica visibilmente elettorale di cui il governo potrà avvalersi. Questo non a causa della perdita di interesse del governo nel rivolgersi al ceto medio tramite il portafoglio, ma per il contesto europeo e le restrizioni sui conti pubblici italiani, che hanno fortemente limitato le possibilità di manovra politica, riporta Attuale.
Negli ultimi anni, molti governi hanno coltivato l’illusione che ogni legge di bilancio potesse fungere da mercato elettorale, distribuendo benefici sotto forma di detrazioni e bonus, nella speranza di ottenere consenso con coperture spesso temporanee e risultati strutturali limitati. Tuttavia, la rigida disciplina fiscale europea e il nuovo patto di stabilità complicano enormemente queste pratiche, costringendo il governo a considerare non solo i parametri fissati da Bruxelles, ma anche a prendere in carico un debito elevato in un contesto internazionale instabile, con tassi d’interesse ben superiori a quelli degli anni precedenti e una crescita economica troppo debole per sostenere ulteriori spese.
In questo scenario, l’abolizione del bollo auto emerge come una misura caratterizzata da una logica politica episodica, volta a piegare una tassa impopolare e particolarmente sgradita dai cittadini. Tuttavia, il provvedimento non deve essere interpretato come l’inizio di una spesa smodata. Infatti, con l’adozione del sentiero fissato dal patto di stabilità, firmato dalla stessa Giorgia Meloni, il governo si troverà davanti a un bivio: mantenere la credibilità nei confronti dei mercati e dei partner europei o avviare una manovra pre-elettorale che potrebbe compromettere l’equilibrio del deficit, un’azione altamente costosa e rischiosa che contraddirebbe la narrativa di stabilità che questo governo si è sforzato di costruire.
Giorgia Meloni ha legittimato in gran parte il suo governo normalizzando la destra senza compromettere la sua identità. Ha mantenuto una posizione netta su temi come immigrazione, sovranità e sicurezza, evitando al contempo scelte che avrebbero potuto allarmare investitori e istituzioni europee. Pur apparendo meno spettacolare rispetto alle promesse passate, questa stabilità è politicamente più solida in un Paese afflitto da debito, bassa produttività e declino demografico.
Conseguentemente, la prossima campagna elettorale della destra non sarà dominata da promesse economiche. Si presenterà come una campagna più politica, incentrata su tematiche identitarie piuttosto che redistributive. Focalizzandosi su sicurezza urbana, contrasto all’immigrazione irregolare e legalità, la coalizione punta a unire un elettorato eterogeneo: il ceto medio timoroso di perdere il proprio status, gli anziani in cerca di protezione, piccoli imprenditori contrari alle politiche ecologiche e moderati spaventati da eventuali instabilità.
Infine, il tema della stabilità sarà cruciale, sebbene difficile da rendere emotivamente attraente. Non solo la stabilità politica, che in Italia è una rarità, ma auch quella fiscale, nelle relazioni con l’Europa e nella continuità amministrativa. La promessa implicita sarà chiara: sebbene non siano state risolte tutte le questioni, è stata garantita una certa stabilità in un contesto internazionale complesso. Pertanto, la campagna guarda a ciò che potrebbe mobilitare l’elettorato: identità, sicurezza e affidabilità del potere.