Silvia Salis racconta il suo percorso verso la maternità e la scelta del cognome per il figlio Eugenio

13.10.2026 15:05
Silvia Salis racconta il suo percorso verso la maternità e la scelta del cognome per il figlio Eugenio

La sindaca di Genova condivide il suo percorso verso la maternità

La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha rivelato il suo «non sempre lineare» percorso verso la maternità, che ha comportato un anno di tentativi con il marito Fausto Brizzi e la successiva decisione di ricorrere alla procreazione assistita, riporta Attuale.

Nonostante i test non evidenziassero problemi, la gravidanza non arrivava, costringendo la coppia a considerare alternative. Questo capitolo della vita di Salis è raccontato nel suo libro È già domani, in uscita il 13 ottobre con Feltrinelli, dove condivide dettagli intimi della sua esperienza.

Silvia Salis e la fecondazione assistita: come è nato il figlio Eugenio

«Per molto tempo avevo pensato alla maternità come a qualcosa che sarebbe arrivato naturalmente», scrive Salis, riflettendo sul viaggio che nel 2023 l’ha portata alla nascita del figlio Eugenio. L’ex atleta olimpica ha ammesso di aver sperato a lungo nel momento giusto, una convinzione diffusa tra le donne che hanno impostato la loro vita attorno a carriere impegnative. Tuttavia, la realtà ha rivelato che il corpo ha un suo calendario e che il cammino verso la maternità non è sempre diretto.

La sindaca ha descritto le visite mediche, le ansie e le attese, facendo riferimento anche alla complessità emotiva dell’esperienza: «La fecondazione assistita è una tecnologia straordinaria, ma non è mai solo una questione tecnica. Ogni passaggio ti mette davanti alla parte più vulnerabile di te». La notizia della gravidanza è arrivata con un mix di gioia e incredulità, come se il corpo le avesse ricordato che la vita trova modi inaspettati per proseguire.

Perché Salis ha deciso di parlare della fecondazione assistita

Salis ha scelto di parlare della sua esperienza per contribuire a rompere il silenzio che spesso circonda la fecondazione assistita: «Non c’è niente di cui vergognarsi. Per me è importante parlarne, così come ha fatto la deputata democratica statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, condividendo il suo percorso di congelamento degli ovociti a trentasei anni». Secondo Salis, testimonianze come questa sono fondamentali per accrescere l’attenzione sui costi e le tutele per chi desidera preservare la propria fertilità.

Perché il figlio di Silvia Salis ha il cognome della madre

Il figlio di Salis e Brizzi si chiama Eugenio Salis, in omaggio al nonno della sindaca, scomparso dopo quasi un anno e mezzo con il nipote. Salis racconta come, quando finalmente ha potuto stringere il bambino tra le braccia, ha realizzato che il futuro aveva un nome, quello di suo padre. Ricorda che i due Eugenio dormivano abbracciati ogni pomeriggio e, dopo la morte del nonno, ha spiegato al figlio che il «nonno marinaio» era tornato nel mare che tanto amava.

La decisione di dare al bambino il cognome della madre non è stata solo un tributo al nonno, ma un segnale di cambiamento: «Fausto e io abbiamo deciso di dare a Eugenio il mio cognome per dare un esempio, il nostro piccolo segnale per contribuire a una rivoluzione sociale», afferma Salis, facendo riferimento alla sentenza della Corte costituzionale del 2022, che ha superato l’automatismo del cognome paterno. La sindaca sottolinea che questa scelta non nega il ruolo del padre, ma riconosce che la maternità e la paternità condividono le stesse responsabilità.

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