Il ritorno del gruppo di Visegrád: risultati al Consiglio Europeo per Ungheria, Slovacchia e Cechia

08.01.2026 12:05
Il ritorno del gruppo di Visegrád: risultati al Consiglio Europeo per Ungheria, Slovacchia e Cechia

Ritorno del Gruppo di Visegrád: Orbán e Babiš uniscono le forze contro l’Ucraina

Durante l’ultimo Consiglio Europeo, a metà dicembre, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha condiviso sui social media una foto con i suoi omologhi di Slovacchia e Cechia, accompagnata dalla didascalia «Back in business!», riferendosi alla ripresa della cooperazione tra i paesi del Gruppo di Visegrád, che comprende anche la Polonia. Nel corso del Consiglio, il blocco di Ungheria, Slovacchia e Cechia ha ottenuto un importante risultato: non dovranno contribuire al prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, che sarà finanziato attraverso l’emissione di debito comune da parte degli altri membri, riporta Attuale.

Negli ultimi tempi, si era discusso della possibile rinascita del Gruppo, in quanto il governo di Orbán aveva esplicitamente fissato l’obiettivo di ricostituirlo. Il Gruppo di Visegrád, noto anche come V4, era stato particolarmente influente dopo il 2015, in un periodo caratterizzato dall’aumento dei flussi migratori e dall’arrivo di numerosi richiedenti asilo in Europa. I suoi membri si erano uniti nell’opposizione all’immigrazione e avevano respinto fermamente ogni tentativo di redistribuzione dei migranti tra i paesi dell’Unione Europea.

Pur mantenendo un approccio critico nei confronti dell’immigrazione, l’alleanza si era indebolita dopo il 2022 a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. Da un lato, Ungheria e Slovacchia, con governi più favorevoli a Mosca, mentre dall’altro Cechia e Polonia si schieravano a favore dell’Ucraina, sostenendo la necessità di fornire armi. Queste divisioni avevano portato a una sospensione della cooperazione tra i governi, riducendo a incontri puramente cerimoniali le riunioni annuali tra i leader dei quattro paesi.

Nel 2023, in Slovacchia, Robert Fico è tornato al potere, abbracciando un’agenda simile a quella di Orbán. Nel frattempo, in Cechia e Polonia, hanno assunto la leadership rispettivamente Petr Fiala e Donald Tusk, entrambi conservatori ma europeisti, distaccandosi dalle posizioni di Orbán e Fico.

La situazione è cambiata nuovamente con il ritorno al governo di Andrej Babiš in Cechia all’inizio di dicembre. Sebbene non condivida completamente le posizioni filorusse di Orbán e Fico, il suo partito è allineato con queste forze. Babiš ha dimostrato di preferire il dialogo con la Russia ed è critico nei confronti delle sanzioni, mettendo in discussione l’efficacia del programma di acquisto congiunto di munizioni per l’Ucraina, coordinato dal governo ceco.

Il fatto che Babiš si sia allineato a Orbán e Fico nel rifiuto del prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, nonostante inizialmente avesse affermato di non volerlo fare, indica un ravvicinamento significativo fra le posizioni dei leader. Inoltre, i partiti di Babiš e Orbán fanno parte dello stesso gruppo al Parlamento Europeo, i Patrioti per l’Europa, di estrema destra, mentre il partito di Fico sta cercando di unirsi a loro.

Le prime analisi sulla rivalorizzazione del Gruppo di Visegrád rilevano due limiti significativi: l’assenza della Polonia, che è il paese membro più influente, e le prossime elezioni che potrebbero ridefinire l’orientamento politico dei governi coinvolti.

La Polonia, che ha una popolazione superiore agli altri tre paesi messi insieme, si trova in una situazione istituzionale complessa con un primo ministro europeista e un presidente sovranista. Questo scenario è simile a quello della Cechia, dove un presidente europeista coesiste con un primo ministro populista. Tuttavia, il presidente polacco Nawrocki, esponente del partito di destra radicale Diritto e Giustizia, sostiene posizioni simili a quelle di Orbán e Fico, tranne che sull’Ucraina, evidenziando le tensioni interne riguardo questo tema cruciale.

Nonostante Nawrocki avesse proposto di «recuperare la fiducia e intensificare il dialogo all’interno di Visegrád», ha annullato un incontro previsto con Orbán prima della riunione annuale del Gruppo, segnalando ulteriori divisioni. Date le circostanze, i media si riferiscono alla nuova formazione come V3, anziché V4, in previsione delle elezioni parlamentari programmate per il 2026 in Ungheria e il 2027 in Slovacchia, rendendo incerta la continuità del blocco.

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