Il tredicenni autorizzato a cambiare sesso e nome: il lungo percorso della transizione a La Spezia

22.12.2025 14:55
Il tredicenni autorizzato a cambiare sesso e nome: il lungo percorso della transizione a La Spezia

La Spezia, 22 dicembre 2025 – Un corpo diventa una gabbia, un corpo “sbagliato” che la natura assegna a dispetto della propria identità di genere. Questa è l’esperienza di chi lotta contro la disforia di genere. La storia raccontata da La Nazione è ben più che una semplice statistica; il protagonista, un ragazzo di tredici anni della Spezia, è il più giovane d’Italia a completare l’iter giudiziario per la transizione di genere. Si tratta della parabola di una vita trasformata: allontanata dal dolore e dalla sofferenza psicologica, un percorso che segna la differenza tra la vita e la sofferenza, riporta Attuale.

Il sedicente tredicenne, nato biologicamente femmina, ha ricevuto l’autorizzazione da un tribunale ligure a modificare l’atto di nascita e ad adottare un nome maschile. Questo tragitto giuridico è complesso e suscita interrogativi importanti, non solo per le famiglie in situazioni analoghe, ma anche per coloro che desiderano comprendere meglio un argomento spinoso legato alla natura umana.

Il suo percorso e la decisione del tribunale

La storia di questo giovane risale a oltre un anno fa. Nel novembre 2024, i genitori hanno presentato un ricorso per modificare il sesso anagrafico e il nome. Dopo alcuni mesi, nel marzo 2025, i giudici della sezione civile hanno ascoltato i genitori e il pubblico ministero, il quale ha richiesto una perizia psico-sessuale per valutare la capacità del ragazzo di esprimere la sua identità in modo consapevole. Due periti, un uomo e una donna, hanno redatto le loro conclusioni entro l’estate, supportate dalle relazioni di psicologi e endocrinologi del centro fiorentino di Careggi, noto per la sua competenza in disforia di genere.

Il 10 dicembre, il tribunale ha accolto la richiesta: è stata approvata la rettifica dell’atto di nascita e l’attribuzione del sesso maschile. Questa decisione segna l’inizio di una nuova vita, frutto di una valutazione attenta della serietà dell’intento e della irrevocabilità della scelta.

Disagio e accettazione: casa, scuola e sport

Ma cosa implica vivere con la disforia di genere? La storia della Spezia illustra come la bambina avesse già mostrato fin da piccola un “netto desiderio” di appartenenza al genere maschile, una manifestazione di malessere che proprio durante la prima infanzia si è evidenziata, prima dell’inizio della scuola.

Tra i segni più evidenti vi sono stati il taglio di capelli e la preferenza per giochi e vestiti “mascolini”. La consapevolezza di essere chiamato con il nome maschile si è manifestata da giovane età, avvertendo che “un documento che non mi rappresenta” costituiva un’ingiustizia. L’iscrizione scolastica e alla società sportiva con il nuovo nome è stata una vittoria significativa, testimoniando che “un nome non è solo un nome” e che l’accettazione viene dalla famiglia, dagli amici e dai compagni di squadra.

Il percorso sanitario

La vicenda ha coinvolto anche aspetti medici; all’età di 9 anni, la famiglia ha contattato il centro di andrologia e endocrinologia di Careggi, avviando una terapia con triptorelina per ritardare lo sviluppo di tratti femminili. Questo trattamento ha portato a “miglioramenti del funzionamento psicologico in tutti gli ambiti di vita”.

La decisione del tribunale è stata supportata da un “processo di coming out e riconoscimento sociale completo”, caratterizzato da sostegno in ambito familiare, scolastico e sportivo. È fondamentale sottolineare che la questione dell’intervento chirurgico non è stata considerata determinante: il tribunale ha citato la Corte Costituzionale, affermando che il percorso chirurgico non è obbligatorio per ottenere la modifica del sesso nei registri dello stato civile.

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