Il Vaticano si dissocia dal Board of Peace: Parolin esprime dubbi sulla scelta dell’Italia

17.02.2026 20:25
Il Vaticano si dissocia dal Board of Peace: Parolin esprime dubbi sulla scelta dell'Italia

Roma, 17 febbraio 2026 – La Santa Sede si tira fuori dal ‘Board of peace’ per Gaza a due giorni dalla prima riunione a Washington, e prende le distanze dalla scelta del governo italiano di sedere al tavolo guidato dagli Usa, anche se come “osservatore”, riporta Attuale.

Il Vaticano non parteciperà – ha affermato il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, lasciando palazzo Borromeo dopo il bilaterale con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni. Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore, evidentemente ci sono punti che lasciano perplessi, punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni. La cosa importante è che si stia tentando di dare una risposta ma per noi ci sono delle criticità che andrebbero risolte.”

Le ragioni di Tajani: “Non possiamo restare ai margini”

Le parole del segretario di Stato vaticano arrivano al termine di una giornata tesa in Parlamento, dove oggi ha parlato Antonio Tajani per spiegare le ragioni di Palazzo Chigi. “L’Italia non può restare ai margini del processo di pace – dice il ministro degli Esteri alla Camera – l’assenza dell’Italia sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie.” Tajani ha citato la “fase due” del piano per Gaza, che prevede “il disarmo di Hamas, la smilitarizzazione della Striscia e l’avvio della ricostruzione” e la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che affida al Board il compito di monitorare il processo di stabilizzazione. “Alla riunione parteciperanno l’Unione europea con la presidenza di turno cipriota e un rappresentante della Commissione (ma l’Ue non aderisce al board ndr), oltre a Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Qatar, Indonesia e altri partner regionali”, ha aggiunto Tajani, “come potrebbe l’Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente alla presenza di tutti i principali attori regionali?”.

Le opposizioni unite: “Board è strumento coloniale”

Le opposizioni contestano la linea del governo: “Lei dice ministro che non c’è alternativa al piano di Trump per Gaza? “L’alternativa era dire di no e mantenere la schiena dritta”, ha ribattuto la segretaria del Pd Elly Schlein in Aula. Per la leader dem Meloni, questa scelta “aggira la Costituzione”. Il Board è uno “strumento coloniale – insiste Laura Boldrini del Pd – che raduna autocrati, incluso Netanyahu, imprenditori e affaristi attorno ad una Gaza agonizzante su cui speculare con la ricostruzione, escludendo definitivamente i palestinesi.” Anche il Movimento 5 Stelle con Carmela Auriemma parla di “grande operazione coloniale”, mentre il segretario di +Europa Magi accusa il governo di “scodinzolare” davanti a Trump. “È un board di dittatori, autocrati, finanzieri e miliardari – attacca il verde Angelo Bonelli – Scelga lei se si ritiene un vassallo o un valvassore.”

La maggioranza a Montecitorio difende Tajani e vota compatta la risoluzione che avalla la posizione del governo (183 voti favorevoli e 122 contrari). Le opposizioni unite ne avevano presentata una contraria (i sì sono stati 123, i contrari 176 e tre gli astenuti).

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