Imamoglu: «In carcere ma ancora candidato, la Turchia dovrà rinascere»

27.03.2026 00:15
Imamoglu: «In carcere ma ancora candidato, la Turchia dovrà rinascere»

Imamoglu: «L’attuale leadership turca teme la democrazia»

«Mi hanno messo in carcere, ma non ho perso la speranza: non possono ignorare la volontà del Paese». Così si esprime l’ex sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, detenuto mentre affronta accuse che, sommate, potrebbero portarlo a migliaia di anni di carcere. In un’intervista esclusiva, Imamoglu denuncia la trasformazione della Turchia sotto il governo di Recep Tayyip Erdogan, affermando: «L’attuale presidente, per paura di perdere il potere, ha trasformato gli avversari politici in prigionieri e ha allontanato la Turchia dallo Stato di diritto», riporta Attuale.

Imamoglu, detenuto da oltre un anno, sostiene che le accuse nei suoi confronti siano politicamente motivate e si chiede se sia possibile avere un processo equo. «Vorrei che questo processo diventasse un punto di svolta per il ripristino dello Stato di diritto in Turchia», afferma, sottolineando l’importanza della giustizia come elemento cruciale per la democrazia.

In merito alla situazione democratica in Turchia, l’ex sindaco descrive una realtà di regressione, caratterizzata dall’indebolimento della separazione dei poteri, dalla mancanza di indipendenza della magistratura e dalla limitazione della libertà di espressione. «Tuttavia, c’è ancora un forte potenziale per tornare a una normalità democratica», aggiunge, citando la volontà della società civile di lottare per i propri diritti.

Riguardo alla sua posizione nei confronti di Erdogan, Imamoglu chiarisce che la legittimità politica si basa sul rispetto della legge e sulla volontà del popolo. «La democrazia non si riduce a elezioni, ma richiede magistratura indipendente e libertà di stampa», afferma, denunciando la regressione democratica come una conseguenza di un governo che teme le elezioni libere.

Imamoglu è deciso a continuare la sua candidatura alle presidenziali del 2028, nonostante la detenzione. «Un anno fa 15,5 milioni di cittadini mi hanno scelto come candidato alle primarie del mio partito. Ritirarmi non è un’opzione», dichiara, sottolineando il legame tra giustizia e democrazia.

Infine, affronta il tema della politica estera turca, sottolineando una contraddizione tra la retorica interna ed esterna. «Il governo è colomba all’estero e falco all’interno», afferma, criticando l’uso delle crisi internazionali per consolidare il potere interno. Sottolinea l’importanza che la Turchia venga vista come parte dell’Unione Europea, richiedendo collaborazione nel rispetto dei diritti umani e della democrazia.

1 Comment

  1. La situazione in Turchia è davvero preoccupante! Un leader democratico in prigione? Non posso credere che accada nel 2023. Qui in Italia parliamo tanto di libertà, ma è straordinario vedere come in alcuni paesi ci si ritrovi ancora in questa oscurità… La gente deve alzare la voce!!!

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