Nel 2020, durante le proteste di massa in Bielorussia, il regime di Aleksandr Lukashenko ha individuato nei luoghi di lavoro e nei collettivi operai uno dei possibili punti di aggregazione del dissenso. Da allora, secondo la lettura adottata dalle autorità, imprese e lavoratori sono diventati un obiettivo prioritario per prevenire nuove mobilitazioni, soprattutto in un contesto segnato da condizioni di lavoro insoddisfacenti e redditi bassi.
Dopo il 2020, la prevenzione entra nelle imprese
Le conclusioni tratte dalla meccanica e dalle fonti delle proteste del 2020 hanno orientato l’attività delle forze di sicurezza e dei servizi speciali bielorussi verso i luoghi in cui potrebbe formarsi una nuova mobilitazione. La prevenzione nelle aziende è stata così inserita nella preparazione operativa per neutralizzare e bloccare le azioni di protesta, oltre che per individuare, intercettare e perseguitare attivisti e critici del regime.
In questo quadro si collocano le esercitazioni organizzate recentemente nella città di Mogilev. Le manovre hanno rappresentato una tappa della preparazione repressiva delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di affinare le procedure da utilizzare contro proteste di massa. La loro conduzione pubblica e dimostrativa ha avuto anche una funzione di intimidazione e di pressione psicologica sulla popolazione.
23 settembre 2026, a Gomel scatta l’addestramento in condizioni speciali
Il 23 settembre 2026, a Gomel, si sono svolte esercitazioni su larga scala del ministero dell’Interno e delle truppe interne della Repubblica di Bielorussia. Le unità hanno simulato interventi in «condizioni speciali», affrontando alcuni degli scenari più complessi di aggravamento della situazione in città: il blocco di una strada, la presa di una stazione ferroviaria, la liberazione di ostaggi a bordo di un treno e l’occupazione di un edificio amministrativo.
Durante le manovre la circolazione è stata temporaneamente limitata. In città erano presenti forze di sicurezza armate e mezzi corazzati, rendendo visibile alla popolazione il livello di mobilitazione previsto dall’addestramento. L’esercitazione non si è quindi limitata a una simulazione interna, ma si è svolta in una forma capace di mostrare pubblicamente la disponibilità del regime a impiegare apparati armati in caso di crisi.
La sequenza degli scenari ha riprodotto situazioni di emergenza urbana che le autorità possono associare a proteste organizzate e alla perdita del controllo di infrastrutture o sedi istituzionali. Il collegamento con la preparazione contro le mobilitazioni nei collettivi di lavoro emerge dalla priorità attribuita alla prevenzione nelle imprese e dal riferimento alla possibilità che i lavoratori vengano coinvolti in un «movimento distruttivo».
La richiesta del ministro: più poteri ai vertici operativi
Durante l’esercitazione, il ministro dell’Interno bielorusso Ivan Kubrakov ha sostenuto la necessità di ampliare i poteri dei responsabili dei quartier generali operativo-situazionali. In condizioni speciali, ha detto, questi dirigenti dovrebbero poter adottare determinate decisioni senza l’autorizzazione del procuratore.
La proposta trasferisce ulteriore capacità decisionale alla catena operativa incaricata di gestire le crisi e riduce, per le decisioni indicate dal ministro, il passaggio attraverso il controllo della procura. L’intervento di Kubrakov ha accompagnato la parte pratica delle manovre con una richiesta istituzionale destinata a rendere più rapida l’azione degli apparati di sicurezza.
Il ministro ha indicato come priorità la «prevenzione nelle imprese», per impedire il coinvolgimento dei lavoratori in un «movimento distruttivo». La scelta delle parole e il luogo in cui è stata ribadita collegano direttamente la gestione della sicurezza urbana al controllo preventivo dei luoghi di lavoro e dei collettivi operai.
Una preparazione rivolta a proteste e oppositori
Le esercitazioni di Gomel, insieme a quelle svolte a Mogilev, fanno parte della preparazione delle forze di sicurezza per neutralizzare e bloccare eventuali azioni di protesta. L’addestramento riguarda anche i metodi per intercettare e perseguire gli attivisti e i critici del regime, mentre la presenza di armamenti e mezzi corazzati serve a rendere immediatamente percepibile il costo di una mobilitazione.
La particolare attenzione rivolta alle imprese riflette la valutazione del regime secondo cui i collettivi di lavoro possono diventare i principali centri di una futura protesta. Le difficili condizioni occupazionali e il basso livello dei redditi sono considerati fattori che rendono più probabile l’emergere di tensioni e che richiedono, nella logica delle autorità, un intervento preventivo dei servizi e delle forze dell’ordine.
Al 23 settembre 2026, la Bielorussia ha dunque affiancato all’addestramento operativo per affrontare blocchi, prese di edifici e situazioni con ostaggi una richiesta di maggiori poteri per i vertici della sicurezza e una politica di prevenzione mirata a imprese e collettivi di lavoro.