In Islanda si vota oggi sul futuro dell’adesione all’Unione Europea

29.08.2026 09:15
In Islanda si vota oggi sul futuro dell'adesione all'Unione Europea

Referendum in Islanda: il futuro dell’industria della pesca in gioco nell’adesione all’Unione Europea

Sabato 29 agosto, l’Islanda si appresta a votare in un referendum cruciale riguardo la ripresa dei negoziati per l’adesione all’Unione Europea. La questione è divisiva: sondaggi recenti indicano che coloro che sostengono l’integrazione superano leggermente coloro che si oppongono, ma i margini sono ristretti e l’esito rimane incerto. Il dibattito ha ruotato attorno ai presunti vantaggi e svantaggi economici, con il controllo dell’industria della pesca come tema centrale e molto dibattuto. A rendere la situazione ancora più complessa ci sono le crescenti preoccupazioni legate alle minacce del presidente statunitense Donald Trump, che ha ripetutamente espresso il desiderio di assumere il controllo della Groenlandia, creando tensione con diversi leader, europei e non, riporta Attuale.

In Islanda, la pesca rappresenta un settore economico di vitale importanza. Impiega circa 4.000 persone su una popolazione totale di 400.000 e contribuisce a quasi il 40 per cento delle esportazioni, rappresentando circa l’8 per cento del prodotto interno lordo. Questa industria è quasi equivalente al turismo, che ha visto un notevole incremento negli ultimi 15 anni. Molti islandesi temono che l’ingresso nell’Unione Europea comporterebbe almeno in parte una perdita di controllo sul settore della pesca, con la paura che l’Unione stabilisca le quote e che imbarcazioni di altri paesi membri possano operare nelle acque attualmente riservate all’Islanda.

I trattati europei conferiscono all’Unione poteri significativi nel regolamentare la pesca. Le quote annuali per paese e specie sono decise dal Consiglio dell’Unione Europea, composto dai governi dei paesi membri. Vige una serie di normative che stabiliscono, ad esempio, la percentuale di esemplari giovani da salvaguardare per garantire la riproduzione, i periodi di pesca e gli strumenti consentiti. Tali regole sono spesso complesse e criticate anche da alcuni stati membri. In generale, le normative europee prevedono che tutti i pescherecci dell’Unione abbiano accesso alle acque dei vari paesi, sebbene ci possano essere delle eccezioni.

Le preoccupazioni riguardo alla pesca sono state espresse da diversi partiti e dalle industrie del settore. Gudrún Hafsteinsdóttir, leader del partito conservatore di opposizione Indipendenza, ha affermato che l’Islanda «non accetterà mai» di cedere parte del suo settore della pesca a paesi stranieri. Questo punto di vista è condiviso da quasi tutte le forze politiche, inclusi quelli al governo, favorevoli tuttavia all’integrazione europea. Thorgerdur Katrín Gunnarsdóttir, ministra degli Esteri del partito liberale Rinascita, ha dichiarato che se l’Islanda riavviasse i negoziati, richiederebbe comunque il pieno controllo sul settore della pesca.

Di recente, il commissario europeo alla Pesca, Costas Kadis, ha aperto alla possibilità di concessioni, ma la Commissione Europea ha anche chiarito che garantire un’esenzione totale per l’Islanda non sarà possibile. Dal 2024, il governo islandese è guidato da una coalizione di centrosinistra favorevole all’Unione Europea. Questo referendum è stato promesso durante la campagna elettorale e serve esclusivamente a determinare se avviare i negoziati con l’Unione. Se il voto favorevole trionferà, il governo inizierà i colloqui e, una volta raggiunto un accordo, si promette un secondo referendum per decidere l’adesione effettiva. Se prevalgono i contrari, la situazione attuale rimarrà invariata.

L’adesione all’Unione Europea è un tema tanto delicato che anche i membri più europeisti del governo stanno mantenendo un profilo basso riguardo alla campagna a favore dell’integrazione. La prima ministra Kristrún Frostadóttir ha affermato di voler intraprendere negoziati solo per valutare le condizioni che verranno proposte e per decidere se l’adesione convenga all’Islanda.

L’Islanda, indipendente dalla Danimarca dal 1944, è parte del mercato unico dell’Unione, insieme a Norvegia e Liechtenstein, e dell’area Schengen, che consente la libera circolazione delle persone. Sebbene la nazione non abbia mai organizzato un referendum per decidere l’adesione completa, la questione è stata oggetto di dibattito intermittente nel corso degli anni.

L’Islanda aveva presentato domanda di adesione nel 2009, a seguito di una severa crisi economica e finanziaria. Diverse banche erano fallite, e la valuta nazionale, la corona, aveva perso fino al 70 per cento del suo valore. I negoziati iniziarono positivamente, ma nel 2013 è emersa una coalizione euroscettica al governo. Con il miglioramento della situazione economica, l’urgenza di entrare nell’Unione è diminuita e nel 2015 la candidatura è stata formalmente ritirata.

Le motivazioni economiche spingono ora anche i sostenitori dei negoziati: dal 2021, l’inflazione in Islanda è costantemente rimasta sopra il 5 per cento, raggiungendo punte del 10 per cento. L’adozione dell’euro potrebbe portare stabilità e ridurre l’inflazione. Essere parte dell’Unione Europea permetterebbe all’Islanda di avere voce in capitolo almeno in parte sulle normative europee, a cui già deve conformarsi per accedere al mercato unico.

Il sostegno all’Unione è aumentato dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. La posizione strategica dell’Islanda la espone all’aggressività della Russia, che ha intensificato le rivendicazioni sull’Artico. L’adesione all’Unione sarebbe una misura per garantirsi maggiore sicurezza e stabilità, soprattutto alla luce delle minacce di Trump. Nonostante faccia parte della NATO, l’Islanda non dispone di un esercito autonomo e dipende dalla protezione degli Stati Uniti, che hanno garantito la sua difesa dal 1951. La prima ministra Frostadóttir ha espresso preoccupazione per la situazione, suggerendo che l’Islanda dovrebbe considerare seriamente l’adesione all’Unione Europea per ottenere maggiore sicurezza.

1 Comment

  1. Che situazione complicata! La pesca è così fondamentale per l’Islanda, difficile pensare a cederne il controllo. E poi ci sono le pressioni esterne… Magari un po’ di stabilità con l’UE sarebbe utile, ma a quale prezzo? È un bel dilemma! Non vorrei trovarmi al posto di chi vota.

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