In Ungheria Magyar cresce nei sondaggi mentre l’opposizione si ritira dalle elezioni del 12 aprile

13.03.2026 12:25
In Ungheria Magyar cresce nei sondaggi mentre l'opposizione si ritira dalle elezioni del 12 aprile

Elezioni parlamentari in Ungheria: la crescita di Tisza minaccia la leadership di Orbán

Il 12 aprile si svolgeranno le elezioni parlamentari in Ungheria, con il leader dell’opposizione Péter Magyar, del partito Tisza, che sta guadagnando un forte supporto tra coloro che si oppongono al governo autoritario di Viktor Orbán. Diversi partiti dell’opposizione stanno già rinunciando a partecipare, temendo di non riuscire a ottenere abbastanza voti per entrare in parlamento, e alcuni di essi hanno addirittura esortato i loro sostenitori a votare per Tisza, riporta Attuale.

Da quasi due anni, Magyar sta conquistando l’approvazione degli elettori. Le sue manifestazioni e comizi attirano grandi folle, e i sondaggi lo mostrano in netto vantaggio su Fidesz, il partito di Orbán, al potere dal 2010. La sua ascesa è impressionante: prima di diventare un simbolo dell’opposizione, Magyar era un politico relativamente sconosciuto e membro di Fidesz. Nel 2024, tuttavia, ha lasciato il partito e ha iniziato a criticare Orbán, accusandolo di corruzione e di aver abusato del suo potere per arricchire sé stesso e la sua famiglia.

Questa rapida ascesa di Tisza e Magyar ha polarizzato il panorama politico ungherese. Da una parte, Fidesz, un partito di estrema destra, filorusso e sovranista, che controlla la politica ungherese da 16 anni e ha trionfato nelle ultime elezioni nel 2022. Dall’altra parte, Magyar, che potrebbe essere il primo politico in grado di sconfiggerlo. Sebbene Magyar sia un politico conservatore e di centrodestra, le sue posizioni sono più liberali e pro-europee rispetto a quelle di Orbán.

Questa situazione ha portato a un crollo del supporto per gli altri partiti dell’opposizione, che per anni sono stati considerati le principali alternative a Fidesz.

Attualmente, secondo i sondaggi, oltre a Fidesz e Tisza, non esistono altri partiti che possano dirsi sicuri di eleggere rappresentanti. Unico partito con qualche possibilità è il Movimento Nostra Patria (Mi Hazánk Mozgalom), che si trova attorno al 6%, mentre gli altri partiti sono sotto la soglia di accesso al parlamento.

I sondaggi, sebbene possano essere imprecisi, mostrano dati coerenti da mesi e hanno avuto conseguenze concrete. Ad esempio, il Partito Socialista Ungherese (MSZP) ha annunciato il 20 febbraio di non partecipare alle elezioni, affermando che in Ungheria ci sono “circostanze eccezionali”, aggiungendo che “il regime [di Orbán] può essere sconfitto con metodi estremi: se in ogni collegio solo il candidato di opposizione più forte compete contro il candidato di Fidesz”.

Con “circostanze eccezionali” e “regime”, l’MSZP fa riferimento al fatto che Orbán ha trasformato l’Ungheria in uno stato illiberale, controllando vari media e limitando la regolarità delle elezioni, le quali, pur essendo formalmente libere, non sono realmente equo. Questa mancanza di equità è sostenuta anche da osservatori internazionali che segnalano la scarsa trasparenza nelle regole di finanziamento e l’assenza di un’informazione pluralista, danneggiando l’opposizione.

Un altro importante partito di opposizione, Momentum, ha preso una decisione simile, sostenendo la necessità di ritirarsi per permettere un cambiamento di governo. MSZP e Momentum controllano 20 dei 199 seggi del parlamento monocamerale. Anche diversi altri piccoli partiti hanno fatto annunci analoghi.

Per comprendere le ragioni di queste decisioni, è fondamentale capire il sistema elettorale ungherese. Oltre la metà dei seggi (106 su 199) è assegnata con sistema maggioritario, eleggendo un solo candidato per collegio, il che richiede solo un voto in più per la vittoria. Gli altri seggi sono distribuiti in base ai voti nazionali, ma un partito deve superare il 5% per eleggere rappresentanti.

Nei collegi elettorali a maggioranza, avere più candidati dell’opposizione complica la situazione per Magyar. Anche se i candidati di altri partiti ricevessero pochi voti, questi rappresenterebbero comunque un danno per Tisza. A tal proposito, Magyar ha recentemente dichiarato che chi non voterà per Tisza “vota per mantenere al potere Viktor Orbán”.

Magyar ha impostato gran parte della sua campagna sull’argomento che Orbán ha reso l’Ungheria un paese illiberale e considera queste elezioni come un’opportunità storica per promuovere Tisza come l’unico partito sufficientemente forte da poter realizzare questo cambiamento. Ha promesso di “fare tutto il necessario per ricostruire una democrazia pluralista”, con condizioni eque per i vari partiti e una stampa libera, sottolineando che “la prima cosa da fare è cambiare il regime”.

Tuttavia, non tutti i partiti dell’opposizione hanno accettato di ritirarsi. Rimangono al contrario il Movimento Nostra Patria e il Partito ungherese del cane a due code (MKKP), quest’ultimo un partito satirico con un passato di scarso successo elettorale. Inoltre, esiste anche la Coalizione Democratica (DK), un partito di centrosinistra con 16 seggi, che esprime preoccupazioni riguardo all’affidabilità di Magyar e alla concentrazione di potere.

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