Matera – Una giornata nera, nerissima. Il dossier delle morti bianche continua a crescere con il tragico incidente avvenuto in Val d’Agri, in cui quattro braccianti agricoli pakistani hanno perso la vita e uno è in pericolo di vita. Altri cinque uomini versano in gravi condizioni all’ospedale di Policoro, dopo un episodio che potrebbe essere stato evitato, riporta Attuale.
La ricostruzione dell’incidente
Dieci pakistani, molti dei quali provenienti dal Punjab, avevano appena concluso un sabato di lavoro nella campagna del Metaponto, dedicandosi alla raccolta delle fragole Candonga. Alle 14:00, si sono messi in viaggio su una Renault Scenic con sette posti, ma ben dieci persone vi si trovavano a bordo. Questo sovraffollamento potrebbe aver contribuito all’incidente, avvenuto venti minuti dopo lungo la statale 598 Fondovalle dell’Agri, nei pressi di Scanzano Jonico. L’auto, a causa anche del fondo stradale in cattive condizioni e dell’eccessiva velocità, si è scontrata con un camion Iveco Eurostar.
L’urto, la carambola, i soccorsi disperati
L’impatto è stato devastante: l’auto ha colpito la parte sinistra del camion, rimbalzando in una macabra carambola, capottandosi e finendo fuori strada. Quattro uomini muoiono sul colpo, mentre altri sei sono stati trasportati d’urgenza in ospedali lucani con l’elisoccorso. I vigili del fuoco hanno lavorato per ore per estrarre i corpi dalle lamiere contorte, un’immagine che racconta in modo crudo la violenza dell’impatto.
In Calabria da sei anni per sfuggire alle persecuzioni
Il destino tragico di questi uomini, giunti anni fa sulle coste calabresi di Roccella Jonica per sfuggire a persecuzioni nel loro paese, si era trasformato in una lotta quotidiana per costruire un futuro come braccianti agricoli. Dopo una lunga giornata di lavoro, si dirigevano verso la piana di Gioia Tauro in vista della campagna agrumaria, pronti per un nuovo ciclo di fatiche.
Precarietà, sfruttamento, capetti
La “strage dei braccianti pakistani” è il risultato di una catena di responsabilità che va ben oltre l’incidente: precarietà, sfruttamento anche da parte di alcuni ‘capetti’ pakistani, inosservanza delle normative di sicurezza e un sistema che continua a permettere che vite umane vengano spezzate per un impiego precario o un trasporto insicuro. L’inchiesta aperta dalla pm di Matera, Annafranca Ventricelli, potrà fare luce sull’identità di vittime e feriti (quasi tutti privi di documenti) e chiarire come sia stato possibile trasportare dieci persone in un veicolo omologato per sette posti.
In Basilicata una comunità di 800 pakistani
La notizia dell’incidente ha colpito profondamente la Basilicata, dove risiedono quasi ottocento pakistani, la metà dei quali nel Materano. “Siamo profondamente colpiti”, ha dichiarato il presidente della Regione, Vito Bardi. “In questo momento, il nostro pensiero va a chi ha perso la vita lontano da casa e agli amici e ai familiari che devono affrontare un dolore immenso”.