Incidenti aerei e cattura di piloti in Medio Oriente: un’analisi storica

04.04.2026 20:15
Incidenti aerei e cattura di piloti in Medio Oriente: un'analisi storica

BAGDAD – Gli iracheni iniziarono a riferirsi a quel periodo come il “giorno degli elicotteri”

BAGDAD – A un certo punto gli iracheni cominciarono a chiamarlo Yaum elicoperat, il giorno degli elicotteri. Col passare del tempo, tali giorni si trasformarono in settimane e poi in mesi dedicati agli elicotteri. La propaganda del regime di Saddam Hussein sosteneva di aver abbattuto centinaia di aerei, ma gli americani continuavano ad avanzare verso la capitale irachena. Ciò avveniva alla fine di marzo 2003, dal momento che l’attacco di terra era iniziato la notte del 19 marzo e una tempesta di sabbia aveva ulteriormente complicato i voli. Il 23 marzo, noi giornalisti, costretti dai funzionari del regime nelle nostre stanze dell’hotel Palestine, assistemmo in diretta all’abbattimento di un Apache. Si udirono colpi d’arma da fuoco, urla, e qualcuno sostenne che i piloti si fossero lanciati con i paracadute nel Tigri. La folla si affollò sui ponti per cercare di trovarli, mentre i barcaioli cercavano di recuperare i corpi con reti da pesca. Si diffuse la voce che i piloti fossero stati linciati, e i loro corpi erano così malridotti che non potevano essere mostrati in pubblico, riporta Attuale.

Dopo la guerra, i comandi americani confermarono che i due piloti erano stati catturati dalla Guardia Repubblicana e successivamente liberati. Il Pentagono comunicò che il loro elicottero era stato distrutto a terra dalle bombe della coalizione, ma la sera dopo il regime iracheno mostrò i rottami come un trofeo su di un camion per le strade della capitale. Nonostante il caos e le notizie contrastanti, un dato emerse chiaramente: l’aviazione americana stava subendo diverse perdite, causate sia da errori dei piloti, che da fuoco amico e da contraerea nemica. Tra il febbraio 2003 e la fine del 2009, gli Stati Uniti persero 129 elicotteri e 24 aerei in Iraq; di queste perdite, solo 46 erano attribuibili al fuoco nemico. In totale, 283 soldati persero la vita negli elicotteri e 19 negli aerei durante quegli anni difficili di conflitto.

Questi dati evidenziano quanto limitati siano stati i danni subiti dalle aviazioni americana e israeliana dal 28 febbraio fino ad oggi: con centinaia di missioni di volo quotidiane, gli incidenti e gli abbattimenti si attestano a una decina, quasi nulla. È chiaro che le nuove tecnologie di volo e le strategie di azione americano-israeliane hanno finora dimostrato una notevole efficacia. Durante l’invasione del 2003, due elicotteri carichi di forze speciali Usa furono distrutti dalle truppe americane a terra, che li scambiarono per iracheni. Questo tipo di incidente non è raro per le forze militari in territori ostili. Tre anni prima, tra le cause principali del ritiro di Israele dal sud del Libano ci furono certamente gli attacchi suicidi di Hezbollah che terrorizzavano i soldati ai posti di blocco, così come un gravissimo incidente nel quale due elicotteri da trasporto truppe si scontrarono in volo nel febbraio 1997, uccidendo tutti i 73 militari a bordo in un rogo infernale.

A questa lista di incidenti si aggiunge quello avvenuto al contingente italiano di Nassiriya il 31 maggio 2005, quando un elicottero AB-412 si schiantò al suolo durante una tempesta di sabbia, causando la morte dei quattro soldati a bordo. Verso la fine del 2003, la guerra portata avanti da gruppi sunniti legati ad Al Qaeda (che in seguito sarebbero diventati Isis) divenne talmente pericolosa che fu ordinato a tutti i piloti di volare ad alta quota. Ogni aeroporto fu circondato da forze d’intervento rapido per eliminare qualsiasi cellula ostile. Gli aerei commerciali atterrano a 10.000 metri di quota sull’aeroporto di Bagdad, poi scendono rapidamente per limitare i tempi di atterraggio. Cadere nelle mani dei militanti di Abu Bakr al-Baghdadi divenne l’incubo di ogni pilota. Un caso emblematico fu quello di Muath al-Kasasbeh, un pilota giordano il cui F-16 precipitò, presumibilmente a causa di un guasto meccanico, vicino alle postazioni dell’Isis a Raqqa. Era il 24 dicembre 2015. Dopo trattative fallimentari, l’Isis diffuse un video agghiacciante di 22 minuti in cui il pilota veniva bruciato vivo in una gabbia di ferro.

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