Incidente mortale di un elicottero italiano in Bosnia Erzegovina: quattro militari uccisi
Quattro militari italiani sono morti giovedì nello schianto di un elicottero nel distretto di Brčko, nel nord-est della Bosnia Erzegovina, mentre partecipavano alla missione Eufor Althea, istituita nel 2004 dall’Unione Europea per mantenere la pace nel paese post-bellico, riporta Attuale.
L’elicottero CH-47 Chinook era arrivato mercoledì da Viterbo e stava effettuando un volo di addestramento. Oltre ai quattro militari deceduti, altre undici persone sono state trasportate in ospedale per traumi e ferite, senza pericolo di vita. Un video girato da un testimone mostra chiaramente l’elicottero che, dopo un iniziale decollo, oscilla e precipita in un campo nei pressi del paese di Gorica.
L’esercito italiano, insieme a contingenti di 24 altri paesi, opera in Bosnia Erzegovina per garantire la sicurezza post-frammentazione della Jugoslavia e i conflitti che tra il 1992 e il 1995 hanno coinvolto tre gruppi etnici principali: bosgnacchi musulmani, serbi ortodossi e croati cattolici. Nella guerra sono morte circa 100.000 persone, segnate da assedi e pulizie etniche, culminate nel massacro di Srebrenica nel luglio del 1995, dove circa 8.000 uomini e ragazzi musulmani furono assassinati.
La guerra è terminata con gli accordi di Dayton, mediati dagli Stati Uniti nel novembre del 1995. Questi accordi hanno diviso la Bosnia Erzegovina in due entità autonome: la Federazione di Bosnia ed Erzegovina e la Republika Srpska. La Nato ha inizialmente monitorato il rispetto degli accordi con la missione IFOR, seguita dalla missione SFOR, prima che l’Unione Europea rilevasse la missione con Althea nel 2004, autorizzata da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Attualmente, Althea conta circa 1.100 militari, di cui oltre 300 sono italiani.
I militari di Althea svolgono pattugliamenti, addestrano le forze armate bosniache e interagiscono con le comunità locali, contribuendo alla stabilità regionale e fungendo da deterrente per la violenza da parte di gruppi politici radicali. Dall’inizio dell’anno, la missione è sotto il comando del generale di divisione Maurizio Fronda, a Sarajevo. L’Italia mantiene anche un contingente di circa 900 militari in Kosovo, operando nell’ambito della missione Kfor dal 1999.
Tra i militari deceduti nell’incidente ci sono due sergenti: Simone Ruggia e Claudio Marchesi, pilota e specialista di bordo del primo reggimento “Antares”. Ruggia, 30 anni, era originario di Salerno, mentre Marchesi, 35 anni, proveniva da Orvieto. Gli altri due membri della squadra appartenevano al Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana. Franco Adriano Zecchillo, 64 anni, era un tenente e tecnico di perfusione cardiovascolare, mentre Adriana Laura Procacci, di 24 anni, era alla sua prima missione all’estero, dopo aver recentemente completato la sua formazione.