Strage di Arlinda Zekaj: donna uccisa subito dopo aver denunciato violenze, scoppiano le proteste in Kosovo
Arlinda Zekaj è stata brutalmente uccisa dal cognato con un’ascia, soltanto poche ore dopo aver denunciato atti di violenza domestica. Questo tragico evento ha sollevato una forte ondata di indignazione, portando migliaia di persone a scendere in piazza per chiedere giustizia, riporta Attuale.
La vittima, 49 anni, aveva avvertito le autorità sui seri pericoli in cui si trovava. Aveva denunciato il suo ex marito, che da mesi la minacciava di morte e la maltrattava. Nonostante avesse cercato rifugio dai genitori e richiesto l’assegnazione di una protezione armata, le sue richieste furono ignorate.
Quando il suo ex marito fu finalmente arrestato, Arlinda credette di essere al sicuro e decise di tornare al suo villaggio di Vitomirica. Tuttavia, ad attenderla a casa non c’era solo suo figlio di dodici anni, ma anche il cognato, armato di ascia e pronto a vendicarsi per la denuncia. L’omicidio di Arlinda segna il più recente caso di femminicidio nel Kosovo, un fenomeno che ha visto otto vittime nel solo 2026.
La notizia ha scatenato manifestazioni in tutta la capitale Pristina, dove i partecipanti hanno esposto manifesti con le foto delle vittime e hanno spruzzato vernice rossa sull’edificio del Ministero della Giustizia, richiedendo le dimissioni della ministra Donika Gervalla-Schwarz e del ministro dell’Interno Xhelal Sveçla. La rabbia si è manifestata con slogan come “Dobbiamo morire per essere prese sul serio?” e “basta col sistema patriarcale”.
Le proteste non si fermeranno fino a quando non ci sarà accountability per quanto accaduto. Gli attivisti segnalano che questa violenza è solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio che affligge il Kosovo. Il Paese, il più povero d’Europa dopo la Moldavia, affronta un alto tasso di disoccupazione giovanile e una crisi sistemica che ha portato a pretendere una società più giusta e paritaria.
Il presidente Justina Shiroka Pula ha espresso il proprio turbamento, esigendo un’indagine immediata sull’operato delle autorità competenti e sull’eventuale responsabilità nell’omicidio. A seguito di ciò, il Parlamento kosovaro ha convocato una sessione straordinaria per discutere il caso. Il premier Albin Kurti ha richiesto un rapporto dettagliato sulle omissioni che hanno portato a questa strage.
Arlinda era una donna che, come molte altre, viveva in una società in cui la violenza di genere è ancora tollerata. Ogni anno, in Kosovo, una donna su 280 denuncia di essere stata vittima di violenza, ma il silenzio di molte altre continua a offuscare la reale portata del problema. La società kosovara è chiamata a un cambiamento radicale e urgente nei confronti della violenza sulle donne.