L’incursione di droni russi in Polonia: una nuova strategia di intimidazione
La recente incursione di 19 droni militari russi nello spazio aereo della Polonia, avvenuta in una notte di questa settimana, segna un’escalation nella campagna di intimidazione condotta dalla Russia contro diversi paesi europei. Questa strategia, composta da varie operazioni, crea una costante impressione di minaccia e destabilizzazione che può influenzare l’opinione pubblica, riporta Attuale.
I servizi segreti russi hanno avviato un sistema di sabotaggi retribuiti, noto come “pay per sabotage”, reclutando individui sui social media per eseguire atti di vandalismo in cambio di compensi monetari. Questi atti variano da semplici graffiti, come “FUCK NATO” scritti sui muri, a danneggiamenti più gravi, quali l’impatto su linee ferroviarie e stazioni elettriche.
Nel 2024, questo sistema ha permesso ai servizi segreti russi di commissionare incendi devastanti, incluso quello che ha distrutto un centro commerciale a Varsavia e un altro che ha colpito un negozio IKEA a Vilnius, in Lituania. Complessivamente, sono stati ordinati circa quaranta incendi tra Germania e Polonia, con decine di casi di sabotaggio attribuibili a questo metodo.
La finalità di questa campagna è incrementare il senso di insicurezza tra la popolazione europea, un approccio già collaudato in Ucraina. Qui, i russi hanno ingaggiato persone per danneggiare equipaggiamenti militari o per fornire coordinate di obiettivi da attaccare, strategia parallela a quella adottata dai servizi segreti ucraini sul suolo russo.
Secondo un rapporto dell’International Institute for Strategic Studies (IISS), il numero di sabotaggi in Europa è quasi triplicato nel periodo tra il 2023 e il 2024. Nei primi cinque mesi del 2025, sono stati registrati venticinque casi di sabotaggio, spionaggio e vandalismo contro infrastrutture della NATO, un dato ottenuto solo attraverso fonti pubbliche, suggerendo che la reale cifra potrebbe essere superiore. A maggio, la Germania ha sventato un piano di invio di pacchi bomba destinati ad esplodere lungo reti logistiche, perfidamente gestito da tre cittadini ucraini assoldati dai russi.
Nei mesi recenti, le autorità svedesi hanno avviato indagini su un sospetto sabotaggio che mirava a più di trenta torri di telecomunicazione lungo l’autostrada E22, una via strategica per le comunicazioni civili e militari. I danni a tali infrastrutture avrebbero potuto compromettere seriamente le capacità difensive della Svezia.
Non solo il metodo “pay per sabotage” è utilizzato nella campagna di intimidazione russa. Nei paesi baltici, i russi interferiscono con i sistemi GPS di aviazione civile, costringendo le compagnie aeree ad annullare voli per motivi di sicurezza. Inoltre, gli aerei militari russi effettuano incursioni nello spazio aereo dei paesi europei, allertando i sistemi di difesa della NATO e spingendo i loro velivoli a decollare.
Questo approccio sembra riflettere un modello di stalking piuttosto che il confronto diretto, in risposta al sostegno europeo all’Ucraina dopo l’invasione su larga scala del febbraio 2022. La Russia mira a creare un clima di ansia e nostalgia tra i cittadini europei, spingendoli a rimpiangere i tempi in cui le relazioni con Mosca erano più stabili.
In alcune circostanze, i servizi russi intensificano le loro operazioni, pianificando addirittura l’assassinio di figure chiave, come Armin Papperger, CEO della Rheinmetall, un’azienda di difesa tedesca che supporta attivamente l’Ucraina. Attualmente, Papperger vive sotto protezione.
Le tensioni sono aumentate ulteriormente dopo l’incontro del 15 agosto tra il presidente russo Vladimir Putin e l’ex presidente statunitense Donald Trump, evento che ha visto gli Stati Uniti annullare l’iniziativa Baltic Security, un programma di finanziamento di 220 milioni di dollari destinato a rafforzare la sicurezza nei paesi baltici. Mentre Trump ha commentato l’incursione dei droni in Polonia come un possibile errore, il governo polacco ha definito l’evento una “provocazione di ampia portata” da parte della Russia.
Questa manifestazione di forza, coincidente con l’incontro tra Putin e Trump, suggerisce che la Russia ritiene di avere il controllo della situazione e non teme le pressioni americane, potendosi permettere operazioni aggressive contro l’Europa.