Trapianto controverso: il caso del piccolo Domenico e il cardiochirurgo Guido Oppido
Bologna, 23 febbraio 2026 – Il cardiochirurgo Guido Oppido, 54 anni, coinvolto nel tragico trapianto del piccolo Domenico, deceduto sabato, ha operato per circa 15 anni al Policlinico Sant’Orsola, riportano Attuale.
Il dottor Oppido è tra i 7 iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Napoli, nell’ambito delle indagini dei NAS per fare luce sulla vicenda. Il professor Gaetano Gargiulo, ex primario della Cardiochirurgia pediatrica del Sant’Orsola, ha lavorato con lui per tutto quel periodo.
Il professore ha affermato che il dottor Oppido è stato assunto dal Policlinico nel 2003 e ha proseguito fino al 2014-2015. Ha descritto Oppido come un “bravissimo cardiochirurgo” con un curriculum di tutto rispetto, avendo completato la specialità a Verona e lavorato presso il Bambino Gesù e al Royal Children di Melbourne.
Dopo il suo incarico al Sant’Orsola, il dottor Oppido è passato al Monaldi, dove ha ottimizzato la cardiochirurgia per bambini e neonati. Le sue competenze sono riconosciute a livello nazionale e ha vinto concorsi anche a Massa Carrara, ma ha scelto di rimanere a Napoli.
In un colloquio recente, Gargiulo ha sottolineato l’importanza della procedura durante i trapianti, spiegando che “la macchina dei trapianti quando si mette in movimento ha determinati step per poter essere fermata”. Ha inoltre evidenziato la necessità di un’attenta valutazione delle condizioni degli organi per garantire la sicurezza dei pazienti.
In merito all’incidente del piccolo Domenico, ha commentato che “condannare prima di conoscere” è prematuro e rischioso, e che semplificare la situazione non aiuta la giustizia. Ha affermato la necessità di riflettere sulle conseguenze per la vita di professionisti stimati come Oppido, nel caso in cui le circostanze non siano come sembrano.
La comunità medica e le autorità stanno seguendo da vicino questo caso, con un’attenzione particolare alla gestione e ai protocolli di trapianto, in modo da garantire che simili tragedie non si ripetano in futuro. È fondamentale che le indagini facciano chiarezza e che vengano intraprese azioni appropriate per proteggere i pazienti e garantire la fiducia nel sistema di trapianti.