La strategia del matto, recentemente attribuita a Netanyahu e Trump, è stata adottata anche dai pasdaran iraniani. L’Iran ha intensificato gli attacchi contro le installazioni petrolifere nei Paesi del Golfo, minacciando al contempo azioni contro gli alberghi che ospitano militari nemici. Mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno messo in atto queste azioni concrete, i rappresentanti delle monarchie sunnite hanno ammesso di essere rimasti sorpresi dalle offensive contro gli impianti energetici, riportando che si aspettavano rappresaglie, ma non attacchi diretti a vaste infrastrutture, come ha confermato Attuale.
Raggio allargato
La strategia dei pasdaran ha tenuto conto della realtà attuale. Tradizionalmente pazienti, hanno deciso di rompere il ciclo di crisi osservato in passato e hanno allargato il campo di battaglia, non limitandosi alle basi, ma estendendo le operazioni ad aeroporti, petroliere e depositi di greggio. Hanno risposto agli attacchi israeliani, colpendo obiettivi in Giordania e Qatar, e hanno dimostrato di non temere il prezzo da pagare, come ha sottolineato l’esperto Hamidreza Azizi.
Nel primo discorso di Mojtaba Khamenei dopo la sua nomina, si è accennato alla volontà di aprire nuovi fronti contro gli avversari. “Abbiamo condotto studi su come agire in luoghi dove loro sono vulnerabili” ha dichiarato, anticipando azioni che potrebbero essere attivate in base agli sviluppi della guerra in corso.
Conseguenze
Un altro aspetto da considerare è la promessa di Netanyahu e Trump di adottare misure drastiche contro la leadership iraniana, dalle eliminazioni mirate ai cambi di regime. Questo clima, accompagnato da frizioni tra i due leader, ha portato comunque all’eliminazione di figure chiave all’interno della leadership iraniana. Si percepisce che gli iraniani considerano questa “madre di tutte le battaglie” come un’opportunità per ripristinare la loro posizione, nonostante le potenziali conseguenze negative.
Tuttavia, ogni azione bellica ha un prezzo. L’Iran affronta devastazioni crescenti, con bombardamenti su installazioni e la perdita di vite tra le sue forze. Questo contesto di crescente conflitto si mescola con una situazione interna difficile, dove la repressione e le difficoltà economiche sono all’ordine del giorno. Le milizie alleate, dai gruppi libanesi agli iracheni, affrontano simili contraccolpi.
Alla luce di tutto ciò, l’Iran potrebbe sperare in un cambiamento delle politiche statunitensi in futuro, mentre segnali recenti, come il dispiegamento di forze dal Pentagono, indicano una direzione opposta.