Intensificati i bombardamenti israeliani su Teheran e reazione dell’Iran
Nella notte tra venerdì e sabato, Israele e Stati Uniti hanno condotto bombardamenti intensi su Teheran, la capitale iraniana, continuando le operazioni avviate la notte precedente. Sabato sera, le forze israeliane hanno colpito anche numerosi depositi di carburante in Iran, ma i dettagli sui danni restano scarsi. Sui social media sono emersi video che mostrano grandi incendi nei dintorni della capitale, riporta Attuale.
L’esercito israeliano ha confermato di aver utilizzato oltre 80 jet per colpire infrastrutture legate al regime di Teheran, inclusi l’università Imam Hussein, nella parte est della città, e l’aeroporto Mehrabad, situato a ovest e considerato il più trafficato del paese.
Allo stesso tempo, l’Iran ha continuato a lanciare attacchi contro Israele e i paesi del Golfo Persico. Tuttavia, nella mattinata di sabato, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, uno dei tre leader del paese dopo l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, ha rilasciato una dichiarazione sorprendente, scusandosi con i paesi del Golfo per gli attacchi e promettendo che l’Iran non avrebbe più colpito per primo, a condizione che non fossero lanciati attacchi contro di esso dai territori golfo-persiani.
Questa pronuncia ha sollevato interrogativi sulla sua reale attuabilità, dato che l’Iran ha continuato le operazioni militari anche dopo l’annuncio. L’influenza di Pezeshkian è limitata, poiché il regime iraniano è caratterizzato da un sistema di potere molto stratificato e decentralizzato, in cui il vero potere decisionale appartiene ai comandanti dei Guardiani della Rivoluzione.
Nonostante le affermazioni del presidente, i bombardamenti sono ripresi intensamente su Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, con attacchi che hanno coinvolto anche una base militare statunitense in Bahrein. Le forze israeliane hanno proseguito a colpire il Libano, emettendo un nuovo ordine di evacuazione per Beirut, con il governo libanese che ha stimato il numero degli sfollati a quasi mezzo milione.
Gli Stati Uniti, in concomitanza con questa escalation, hanno iniziato a utilizzare le basi militari britanniche per le loro operazioni nel Medio Oriente, dopo che il primo ministro britannico Keir Starmer aveva accordato questa disponibilità. Tuttavia, la decisione ha scatenato le ire del presidente Donald Trump, il quale ha criticato l’atteggiamento del Regno Unito, affermando che non aveva più bisogno del loro supporto. Inoltre, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha convocato una riunione tra esercito e industria della difesa, segnalando l’interesse dell’Italia nell’analizzare le implicazioni della crisi in corso.